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日志


8月23日

Epistolae, Prologo


Carissima XXX,

 

ti scrivo questa mia dal cuore della notte di una calda estate semiafricana in cui, come sempre del resto, non riesco ancora a dormire. Oggi dal passato, all’improvviso come tutto ciò che non aspetti mai e che arriva a folgorare il lento processo degli eventi, ho trovato una tua vecchia cartolina in mezzo ad un libro ingiallito ed è stato un po’ come tuffarsi a ritroso nel tempo, risalendo all’indietro verso un’epoca che non c’è più e che non so se mi è mai davvero appartenuta, un momento della mia vita, e di rimbalzo anche della tua, che non può tornare più.

Eppure credevo di aver buttato tutta la mia corrispondenza del passato, migliaia di lettere, alcune di lunghissime pagine, altre brevi e con una calligrafia indecifrabile, certune di persone a me veramente care, certe altre di figure che hanno attraversato la mia vita solo per qualche momento. È stato così strano ritrovare questa tua cartolina, poche brevi parole, il panorama di un lago, una foto scattata da dietro un albero maestoso in cima ad un’altura, la tua firma inconfondibile e le tue solite penne colorate. L’ho trovata per caso aiutando i miei a fare i pacchi per un trasloco, portando via alcuni libri di mio padre che a quell’epoca divoravo in fretta uno dopo l’altro immaginando di scriverne un giorno uno tutto mio. Qualche anno fa partendo per l’ennesima avventura della mia vita avevo già portato via tutte le mie cose e dovendo scegliere per motivi di spazio avevo dovuto eliminare tutta la mia vecchia e tanto amata corrispondenza, una valigia intera e un paio di scatoloni. Una volta mia madre mi disse che se avessi messo da parte tutti quei soldi che avevo speso in francobolli, forse avrei avuto su un fondo di risparmi su cui contare, ma i soldi nella vita vanno e vengono, le emozioni che mi davano quelle lettere invece rimarranno per sempre.

Ogni giorno quando tornavo da scuola il mio primo pensiero era guardare la posta, scoprire se era arrivata qualche lettera per me, poi pranzavo in fretta e in maniera ancora più veloce mi chiudevo nella mia camera per leggere quello che mi scrivevano le mie amiche lontane, quasi come se fosse una garanzia per poter sognare quotidianamente, per poter sperare un giorno di allontanarmi da questo angolo sperduto di mondo, forse per aprirmi la via per un futuro lontano che ho poi sprecato scegliendo alla fine di tornare qui, forse attratto da quella calamita invisibile che tanto ci fa detestare questi posti e tanto ce li fa amare allo stesso tempo senza poterli mai slegare definitivamente dalla nostra vita.

Sinceramente non ricordo nemmeno come cominciò la nostra corrispondenza, forse trovai il tuo annuncio su uno di quei magazine in voga a quell’epoca, non riesco proprio a trovare l’illuminazione nei miei ricordi, ma quello che mi sembra ancora adesso davvero del tutto incredibile è come, a distanza di venti anni ormai e senza mai esserci incontrati, le nostre vite continuino in qualche modo ad essere legate. Non ci sono più francobolli, buste e carte da lettere, nemmeno i semplici fogli forati a quadretti larghi che amavo tanto o i tuoi disegnini a margine delle lettere, ci scriviamo sporadicamente e-mail, leggiamo i nostri blog disordinati, ci teniamo in contatto ancora sapendo l’uno dell’altro le cose più importanti, raccontandoci dentro le righe quelle che sono le nostre vite, narrando solo tra gli spazi silenziosi tra i brevi paragrafi quelli che sono i nostri segreti, le nostre debolezze e le nostre verità che forse non vorremmo ammettere mai nemmeno di fronte a noi stessi.

Ogni tanto ci perdiamo, poi ci ritroviamo, ma ci siamo sempre. Sono stato a Venezia più di una volta ed in ogni occasione ho pensato a te, pur sapendo che non avrei potuto mai riconoscerti, poi che non eri più lì, ma sperando di incontrarti ugualmente o forse solo rivivendo i racconti delle tue lettere lontane su posti così magici e speciali. Ho letto le tue missive da Berlino e ti ho immaginata cittadina d’Europa, finalmente lontana da un mondo che forse ti opprimeva, pronta a coronare un sogno d’amore, magicamente padrona della tua vita e del tuo destino. Ho visto le foto dei tuoi figli, ho letto la tua voglia di comunicare al mondo la tua volontà di attraversare la vita senza fare trasparire le difficoltà opprimenti della quotidianità ed ora ti ritrovo addirittura a New York pronta a scrivere un altro capitolo della tua esistenza, forse il più importante, chissà. Così eccomi qui, emerso ancora una volta dal passato come la tua cartolina che ho ritrovato oggi, ma mai lontano da te, pur non essendoti stato mai realmente vicino, al meno nel senso più letterale della parola.

 

Come allora,

Kiss and Tell

SG


8月18日

Forse

Tre di notte, estate, notte di paese mezzo addormentato tra cicale, rumori lontani e ubriachi che tornano a casa perdendosi dietro a nessuna risposta ai loro perché. Ho appena guardato un film con Kirsten Dunst, forse ne guarderò ancora un altro prima di decidere di andare a dormire, forse prima o poi dovrei decidermi a dare una regolata alla mia vita, ma ho scelto di essere così, di non adeguarmi, di avere passi spesso dal suono diverso e non credo sia una buona idea tirarsi indietro adesso.

Non scrivo da un po’, non leggo da tempo, o meglio non lo faccio per piacere, ma sto solo cercando di approfondire, di aggiornarmi, di ampliare e migliorare ancora di più la mia conoscenza della materia, di quello di cui mi occupo. È stata un po’ una scoperta di un lato di me stesso che credevo di aver abbandonato, è stato un po’ come studiare, ma senza nessuno che ti aspettasse con lo scontrino pronto alla fine, senza nessun voto da prendere o nessun esame da passare, anche se gli esami per me non finiscono mai … non sono finiti mai!

È stata un’estate durissima, anzi a dire la verità per me l’estate non è mai cominciata, è stato tutto un turbinio scatenante di emozioni represse che non avevo tirato mai fuori, un guardarmi dentro fino in fondo, urlando, anche contro me stesso, imprecando e disperandomi come forse non avevo fatto mai, distruggendo l’icona di me stesso che mi ero creato, smettendola forse per un momento di guardare tutto attraverso i miei occhi e riuscendo a capire che la vita, pur essendo in maniera sacrale e definitiva mia, non gira intorno a me stesso. Ecco, forse l’estate non è mai cominciata, ma io mi sono attraversato, non mi sono rimesso in discussione come ho sempre fatto nella mia vita per poi ripartire in fretta e lasciarmi tutto alle spalle, no, stavolta no. Ho finalmente forse capito che la chiave non è mettersi in discussione, puntare a spremere il meglio di se stessi, non essere mai soddisfatti di quello che il mondo è o che ti potrebbe dare forse, no, la chiave era rovistare dentro me stesso, cercare quel che ne era rimasto, sbrindellarlo fino a renderlo reale e non utopico, attraversandomi fino in fondo una volta per tutte per capire che non importa forse quel che sarà, o con chi sarà, ma ciò che conta di più è come sarà, quello che ci metterò dentro, quello che riuscirò a essere aldilà di quello che ne sarà della mia vita.

La mia estate è cominciata oggi, durerà forse due giorni o tre e sarà un periodo atipico e normalmente normale, in fondo non ho più 25 anni e qualcuno che mi ama, in fondo non bevo più Coca Cola da tre mesi ormai ed è incredibile come la mia vita sia sempre più in bilico, costantemente sempre più in bilico. Ogni tanto cerco una nuova idea per il mio libro, ogni tanto penso che non lo scriverò mai, a volte penso che potrei smetterla di sognare ed in altre occasioni convinto me stesso di aver incantato i miei desideri ad uno ad uno per non doverne soffrire più, ma non è così, perché ognuno di noi cerca sempre negli occhi degli altri uno sguardo veloce ma intenso ed illuminante che sappia aprire uno squarcio profondo nella propria esistenza e non smetterà mai di cercarlo anche dopo aver proclamato all’interno universo di non aver proprio bisogno di nessuno accanto, di aver fatto un’altra scelta, di avere differenti priorità.

La notte si espande lentamente verso i primi bagliori della mattina, qualcuno va disordinatamente a dormire, qualcuno si sveglia inseguendo ritmi quotidiani e una piena solida esistenza, qualcun altro come me forse si concederà un’altra possibilità. Forse!