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7月19日 19 luglio ...35buoni disordinati motivi per ricordarsi che giorno è oggi …
1. mercoledì, mattina alle 9.00 credo, eppure non sono mai stato mattiniero nella mia vita, per questo credo sia un’informazione alquanto tendenziosa 2. Torino, lontano da tutti, una 127 rossa, il ritorno a casa, la prima saudade 3. foto in bianco e nero, mio padre che mi tiene per mano, i miei passi incerti e quei boccoli biondi che non avrei avuto mai più 4. l’età dell’innocenza: la mia prima foto da intellettuale seduto sul vasino in pieno salotto a leggere un libro sottosopra, avevo già capito dove mi sarebbero venute le idee più interessanti nella mia vita 5. caccia alla lucertola, battaglie per i campi, la pasta al forno della domenica ed i piccoli viaggi in macchina cantando e raccontando le storie di famiglia 6. la scuola, un incontro sulla porta della classe, una bambina che mi avrebbe scortato passo passo fino al quinto liceo, come sempre irraggiungibile 7. ad ogni compleanno chiedevo in regalo la bici da corsa, alla fine non ne ho mai avuta una, ma se conto quante ne ho distrutte allora forse è stato meglio così. Da piccolo prendevo la bici e scappavo sempre dopo aver litigato con i miei, pensavo di essere stato adottato, poi tornavo per l’ora di pranzo 8. mia nonna vestita di nero, seduta sulla stessa poltrona, poche parole eterne. Ricordo ancora il maglione azzurro e bianco che avevo al suo funerale, forse quel giorno ho imparato per la prima volta cosa sia realmente la tristezza 9. i capelli rasati a zero, il pianto di mia mamma, il viaggio a roma, io e mio fratello vestiti sempre uguali, un mondo che non esiste più 10. il distacco dagli amici dell’elementare, le barchette di carta con i loro nomi che ho lasciato andar via lungo la piena di un giorno di pioggia, il canto delle candele, la prima paura forse di dover per forza diventar grande 11. la mia prima pallavolo: gli amori cominciano a volte per caso, forse … Mi ero iscritto ad un corso di avviamento al calcio, al secondo giro di campo uno sgambetto ad un compagno antipatico ha segnato la mia vita. Per punizione mi hanno spedito a giocare a pallavolo, un esilio che è diventato dorato 12. le amicizie vere, Gianni e Seby, i primi piccoli amori, Lucy e Alessandra, il fatto di essere già allora assolutamente bastian contrario 13. il primo motorino, le prime libertà, le prime delusioni, la vita che avanza 14. il liceo e le mille aspettative, una stupenda gita a Lipari, la mia vespa blu 15. le prime sbandate, il teatro ed i mille impegni, le ragazze più grandi, ma anche il cominciare a riflettere con più consapevolezza sulla vita stessa 16. l’estate più bella, Giulia ed Elisa di Firenze e la grande passione per i Beatles, la casa al mare, Margherita ed Iris, il primo torneo di beach volley 17. la svolta, il primo viaggio in Inghilterra, Stefania e le ragazze del college e poi Natalia, un incontro fatale, ripetuto, sorprendente, un segnale per il futuro 18. l’anno della maturità, in tutti i sensi. Lontano dai soliti amici, liti e gelosie, titolare in squadra con autorità, la morte di Gianni, la lite con il commissario di esami che mi costò il voto che meritavo, il viaggio subito dopo l’esame per andare a trovare Stefania e le altre ragazze del college, l’estate dei dubbi sapendo di scegliere ciò che non dovevo scegliere, ma anche l’Inghilterra ed Isabella 19. il primo anno a Torino, guardare dal finestrino del treno mio padre, capire forse che non stavo facendo la scelta giusta, l’incapacità di scendere da un destino che mi ero scritto da solo, il richiamo per una vita lontana da tutti. Prima Viviana e la dolcezza di un amore ancora acerbo, poi Natalia, in maniera decisa e prepotente, in una lingua straniera, ma anche i concerti del primo Ligabue e quelli di Carboni e Jovanotti, una nuova dimensione 20. l’anno dello stravolgimento, la pallavolo da allenatore prima di tutto, la stanza in pensione, Natalia lontana, Elena vicina, i grandi problemi con casa 21. il cambiamento, atteso e lento, il nuovo entusiasmo, Sara scoperta passo dopo passo, i libri di Richard Bach, il postino di Skármeta, i miei quadernetti, le notti ascoltando i rompitasche, Elisabetta, la letteratura americana 22. l’addio, torino che a mano a mano diventa più lontana, i primi cd, la magia dei Counting Crows, tante tante lettere 23. il ritorno a casa, le continue liti con i miei, il tirocinio per il servizio civile 24. il servizio civile, la pallavolo, la grande amicizia con Ciccio e Luca, Luchino e Peppuccio, l’ardore di Nina, poi lei, piano piano, passo dopo passo, una sfida da vincere, un cuore da conquistare 25. il mio quarto di secolo, il compleanno più bello che ricordo, un’estate a tutto divertimento, le sbronze di daniele e luca, il beach volley infinito, lei che cominciava a diventare più reale, poi il primo anno a catania, belinda ed il vespone rosso, quella stanza così piccola ed il mio primo pc portatile 26. il mio secondo anno a catania, lei, il concerto di biagio antonacci, i racconti scritti al computer, le rose bianche, le rose blu, le rose rosse, le sorprese non programmate, la festa e le bancarelle, i ricordi che bombardano il cuore 27. a metà tra casa e catania, le prime difficoltà, la pallavolo con maggiori responsabilità, il lavoro al giornale, gli altri sempre pronti a dividerci 28. milano, la scelta necessaria. Il mio mondo e la mia passione, il mio talento al servizio dello sport che amo. Irrinunciabile. Una redazione in pieno centro, la casa a pavia, i mille viaggi in treno, l’elite del volley, ma anche vedersi troppo poco, cominciare a sentire il distacco, ascoltare sempre di più gli Afterhours 29. milano, le responsabilità in redazione, le lotte interne, la dura decisione da prendere, restare e dirle addio, scegliendo la carriera, prendendo un treno che non sarebbe potuto tornare mai più, oppure tornare indietro e ricominciare. 30. ricominciare, la pallavolo che diventa quasi una professione anche a casa, i grandi dissidi, i primi grandi problemi, un amore che se ne va lentamente, io che non accetto, io che lotto fino in fondo, io che non capirò mai 31. le difficoltà arrivano tutte insieme, forse per questo quando tocchi il fondo ti rendi conto che devi andare avanti e non fermarti mai. Il lavoro al giornale in maniera sempre più importante, la pallavolo con soddisfazioni e delusioni di pari passo, cercare di trovare una strada insieme per far scattare di nuovo antiche emozioni, lasciando da parte i problemi esterni, non riuscirci più. 32. Vicenza, come sempre all’improvviso, come sempre per voltar pagina, come sempre per puntare più in alto. I primissimi duri periodi, in casa con mario e nico, il grande gianma, ma anche l’arrivo inatteso di aki e del suo mondo giapponese, quello del tulipano marc e l’addio doloroso di simonetta. Poi anche e soprattutto isy, ma anche tutta la famiglia della pallavolo, andrea, massi, nicola, zumba, pacca, le giovanissime leve e le diciottomilacinquecento persone nuove conosciute per lavoro e per passione. L’incredibile viaggio in Kenia, un agosto per ricaricare le pile, per cercare di non pensare più a lei. 33. vicenza prima dell’addio, l’appartamento da solo, giusy e la tipo bianca, una passione da evitare, l’invasione giapponese, il lavoro senza più pause, Alex da tutorare, la grande manù, il matto di terry ed un anno a tutta shin prima di decidere di tornare a casa, salutando tutti all’improvviso. 34. il nuovo lavoro, le maggiori responsabilità, il viaggio in giappone, la magia del sol levante ed i mondiali, un anno dai risultati fantastici, ma soprattutto il tentativo definitivo di voltar pagina e di chiudere la porta, senza più pensare al passato. L’anno del mio space, prima blue, poi 25ora, adesso definitivamente ed unicamente Noruwei No Mori, come il libro che mi ha preso l’anima anni fa quando l’ho letto la prima volta, il libro che ho regalato più volte in assoluto, il libro che parla di Toru Watanabe, cioè di me, come questo space infondo, no? 35. il trentacinquesimo motivo è la somma di tutti gli altri, non è stata una cronistoria volontaria, quanto ricordi disordinati, forse più che altro la necessità perenne di fare un bilancio in queste occasioni. Il trentacinquesimo punto di questa lista è tutto vostro comunque, perché passate da qui e lasciate i vostri commenti, perché leggete le mie irresponsabili prese di posizione, perché a volte anche se vi annoiate fate finta di niente, perché oggi qui mi sentirò meno solo del previsto e mi dimenticherò del fatto che i miei compleanni di solito sono stati sempre un po’ tristi, come l’idea di diventar più vecchi forse… io però ho preso tutti in contropiede e ieri mi sono andato a tagliare i capelli (da paolo, oggi 40 anni, moglie e due figlie a carico, nessuno è perfetto!!! Auguri a lui, ma anche al Pres e a Kiara) così quelli bianchi non si vedono ed io per un giorno mi sento ancora metà Peter Pan e metà Orso Bruno … chissà … 7月15日 LolloQualcuno non capirà quest’intervento, qualcuno non lo potrà sentire nel profondo come alcuni di noi, ma oggi ho voluto dedicare una parte di questo blog a chi ha scritto la storia del mio sport, a chi ha contribuito a farmi amare senza limiti la pallavolo. In pochi possono capire, siamo in pochi i privilegiati ad essere cresciuti con l’etichetta di sport realmente minore, quello che non contava niente, quello che giocavano solo le ragazze. Poi sono arrivati loro, quasi dal nulla, anche se sappiamo bene che in passato si era seminato con grande dovizia, ed allora abbiamo conquistato più spazio ed importanza. È stato un periodo magico, irripetibile, quello della GENERAZIONE DEI FENOMENI del volley, un gruppo che ha scritto la storia del nostro sport, vincendo praticamente tutto, tranne quella dannata Olimpiade che ancora ci manca. Era l’epoca di Lollo e del Bazooka, di Paolino e di Zorro, del Gardo e di Lucky, ma anche del Nano e di Fefè, di Pacho e Pasinato, del Giangio e di un sempre polemico Bracci, delle sfide infinite tra Panini e Maxicono, di una pallavolo lontana che non c’è forse più con quel Velasco dagli occhi di tigre in panchina a rendere invincibile un’armata di uomini dal cuore grande … adesso Mister Secolo, alias Lorenzo Bernardi, da sempre il mio giocatore preferito, ha deciso di dire basta con il volley professionistico, ed allora noi comuni mortali vogliamo rendergli omaggio qui, anche su questo blog, con parole scritte sapientemente da alcuni amici del giornalismo del volley nostrano, perché come direbbe proprio il mitico Julio Velasco, “nessuno può toglierci quello che abbiamo ballato”, perché nessuno cancellerà mai dalla mia mente quel set finale perfetto a suon di magie contro uno scatenato Joel Despaigne nella prima finale mondiale … perché nessuno ci toglierà mai le imprese indelebili di Lorenzo Bernardi e della Generazione di Fenomeni del Volley … mai!
Da Volleyball.it
Lorenzo Bernardi dice stop al volley 'pro' Mister Secolo ha annunciato la sua decisione di chiudere con la pallavolo giocata a livello professionistico: "Sarà l'occasione per capire se c'è la possibilità per restare con altro ruolo nella pallavolo, il mio mondo"
"Ho preso questa decisione già da qualche giorno. Dopo tanti anni e tante battaglie penso sia arrivato il momento di fare qualcosa d’altro. Non sarà un addio definitivo, perché potrei continuare a giocare a livello minore, con lo stesso impegno che ho sempre messo, ma con obiettivi diversi. Mi dedicherò di più alla mia famiglia e sarà questa l’occasione per capire se ci sono possibilità per continuare restare, magari con un altro ruolo, nella pallavolo, che resta il mio mondo"
Da Gazzetta.it
Il 9 luglio 2007, con sette anni e rotti di ritardo sul calendario, è finito il VENTESIMO secolo. E’ strano, ma per la pallavolo è così. Non lo ha chiuso una schiacciata, né un muro. Il colpo finale lo ha dato un comunicato stampa: “Dopo tanti anni e tante battaglie penso sia arrivato il momento di fare qualcosa d’altro”. SIMBOLO - Lo ha scritto Lorenzo Bernardi, l’atleta che - insieme e Karch Kiraly - la Fivb ha preso come simbolo del ‘900: il “Giocatore del Secolo”. Non ci sono altri atleti italiani che possano dire di essere considerati l’immagine stessa d'una disciplina a livello planetario. Lui, Lollo Bernardi, è stato la pallavolo del ventesimo secolo. Resterà tale, per sempre. Anche e soprattutto da oggi, giorno dell’addio alle schiacciate. SPERANZA - A dire il vero nella sua nota specifica: “Non sarà un addio definitivo, perché potrei continuare a giocare a livello minore, con lo stesso impegno che ho sempre messo, ma con obiettivi diversi”. E infatti è già praticamente certo che scenderà in B1 a Trento, la sua città, dove aveva cominciato nei primi Anni 80. Prima del grande salto a Padova e poi a Modena. Sarebbe molto bello il prossimo anno vedere le facce degli avversari, di ragazzi abituati alla serie B che all’improvviso un bel giorno si trovano a cercare di murare il mito. I suoi futuri compagni di squadra impareranno invece cosa intendeva quando ha scritto "con lo stesso impegno che ho sempre messo". Quando chiedi a un qualsiasi campione suo compagno di club o nazionale di raccontare un aneddoto sulla carriera di Bernardi, da tutti esce lo stesso concetto: impegno meticoloso, quasi maniacale. DICONO DI LUI - Andrea Zorzi: "Non ho mai visto un allenamento in cui non fosse al super massimo, sempre il primo, sempre il più bravo". Ogni giorno, per 25 anni. Solo così si diventa Lorenzo Bernardi. A patto di avere un talento pazzesco come il suo. Quando cominciò a Modena nel 1985 faceva il palleggiatore; solo un anno dopo Julio Velasco lo spostò a schiacciare in banda: da lì è cominciata l’epopea. Quattro scudetti (consecutivi) a Modena, e poi altri cinque nelle dodici stagioni trascorse a Treviso. Il totale (nove), è record assoluto in comproprietà con Gian Franco Zanetti che i suoi li aveva conquistati in un’altra pallavolo. Attorno a quei nove scudetti un’infinità di altri trofei, quattro coppe campioni, cinque coppe italia, coppe Coppe (2), coppe Cev (4), supercoppe italiane (3) ed europee (3). E in mezzo ha costruito la leggenda della "generazione dei Fenomeni". Più giovane di tre-quattro anni rispetto alla maggior parte dei compagni usciti dalle stesse nazionali giovanili, è stato uno dei simboli dell’Italia che dagli anonimi ottavi-decimi (ma anche peggio) posti iridati e continentali degli Anni 80, all’improvviso ha cominciato a vincere tutto. GRANDI SUCCESSI - Bernardi in azzurro ha esordito 20 anni fa, nell' 87. Ha fatto in tempo quindi a vivere i tempi cupi: c’era all’Europeo di Gand '87 (aveva 19 anni) e all’Olimpiade di Seul '88, nell’una e nell’altra occasione l‘Italia arrivò nona. Poi, con lui titolare trionfo all’Europeo '89 a Stoccolma. E poi via: Bernardi ha vinto 2 Mondiali, a Rio De Janeiro (suo l’ultimo punto della finale con Cuba) e ad Atene, 2 Europei, 5 World League e una coppa del Mondo (1995). Sempre oro tranne che all’Olimpiade: non a Barcellona, non ad Atlanta, dove gli azzurri non si consolarono nemmeno con l’argento. Quell’oro che manca è l’unica macchia di una carriera straordinaria; su e giù per i seggioloni degli arbitri, dove amava arrampicarsi per celebrare sul campo gli scudetti vinti. STORICO - Attraverso due pallavolo diverse: in pochi lo ricordano, l’ultimo cambio palla del volley italiano lo ha firmato lui (e non poteva essere diversamente) nella finale scudetto 1999. Sempre con la stessa grinta, anche quando partito da Treviso ha provato a far grande la sua Trento e poi ha cercato il decimo scudetto, la stella personale, con Macerata. E anche quando il Tricolore ha cominciato a vederlo da più lontano, nelle occasionali esperienze all’estero, al Al-Rayyan, in Qatar, e all’Olympiakos. Fino agli ultimi campionati con Verona e Montichiari. Si diceva che anche quest’anno avrebbe giocato per la salvezza a Padova, da dove era partito, 22 anni fa (suo primo club di A1). Ma oggi è stato lui stesso a chiarire il dubbio: "Mi dedicherò di più alla mia famiglia e sarà questa l’occasione per capire se ci sono possibilità per continuare restare, magari con un altro ruolo nella pallavolo, che resta il mio mondo".
Da Pallavolo Supervolley:
Ci sono azioni di gioco che non si dimenticano. Quelle in cui la palla molto lentamente dal braccio dell’attaccante va verso terra, spiazzando l’avversario. Una dilatazione del tempo che nasce dall’estetica di un gesto atletico e che molto spesso, in Italia, si è incarnato in Lorenzo Bernardi. Chiamatelo come volete, Lorenzo il Magnifico, Mister Secolo, Lollo ma guardatelo sempre giocare… Per molti Lorenzo Bernardi è davvero tutto questo: i primi trionfi azzurri, l’ultimo punto del Mondiale di Rio de Janeiro, onorificenze e scudetti. È come essere un giapponese per la prima volta di fronte all’Arena di Verona e scattare all’impazzata migliaia di foto con la digitale.. in mezzo a grandi campioni, qualcuno è grandissimo anche se a volte non è facile da capire. Lorenzo Bernardi ha sempre diviso il pubblico. Per alcuni un mito, un giocatore da clonare, per altri un antipatico da fischiare. Semplicemente un giocatore che non pecca di falsa modestia. Per lui o contro di lui, una cosa è certa: farsi raccontare la pallavolo da lui è davvero un’altra storia. Uno sport in cui ha presto ha trovato una sua dimensione: la Panini Modena. A Modena ci è arrivato a 16 anni, poco più che adolescente. Un palleggiatore promettente da far crescere sotto l’ala di Pupo Dall’Olio. Il mercato orchestrato da Peppino Panini quell’estate porta un giovane Fabio Vullo, candidato ad essere titolare inamovibile. L’ombra di Vullo sarebbe stata davvero troppo grande e mentre si ventilava l’ipotesi di cedere in prestito questo talento non ancora pronto per un posto da titolare, l’Argentina blocca i suoi giocatori. L’unico a non far tragedie è Julio Velasco. «Mi ha cambiato la carriera e forse la vita, la prospettiva con cui vivevo la pallavolo. È stato lui a puntare su di me, sul mio cambio di ruolo. A pensare che io potessi riuscire in questa trasformazione. Forse è stata meno difficile di quanto si possa immaginare, nelle nazionali giovanili si giocava con il 4-2. Chi era davanti schiacciava, quello dietro alzava. Più che i colpi, dovevo imparare a gestire la responsabilità di chiudere un’azione». Lungimirante, Velasco. Cambia ruolo a un promettente palleggiatore, lo trasforma in uno schiacciatore e lo convoca, una volta seduto sulla panchina della nazionale azzurra, in quel gruppo che cambierà la nostra storia. La pallavolo in Italia pre-89, e quindi prima del primo oro europeo della nostra nazionale, era un mondo per pochi, una piccola realtà sportiva. Non c’erano contratti milionari (quelli verranno negli anni ’90 con l’entrata dei grandi gruppi Mediolanum, Ferruzzi, Benetton), non c’era la fama, non c’era l’interesse della gente, presa più che mai dal 90° minuto, e neanche il successo a una competizione internazionale. Quello che ti spingeva a entrare in palestra, era la palestra stessa. «La mia è una generazione che grazie all’alchimia di un gruppo eccezionale, di un tecnico che ha saputo darci una spinta in più, ha messo in moto un treno che era fermo in stazione. La nostra è stata una grande impresa. Il movimento prima o poi sarebbe esploso, a noi è toccato farlo accadere. Abbiamo trasformato uno sport minore quale era la pallavolo, in quello che è oggi. Una realtà organizzata in cui esistono contratti economici che garantiscono una buona qualità di vita. Io non voglio dire che i nostri successi abbiano più valore di quelli attuali, non potrei perchè questi successi non li vivo da dentro e li conosco solo per quello che vedo e leggo. Con i nuovi azzurri non posso che congratularmi per i risultati eccellenti che ottengono. Quello che ho sempre voluto raccontare sono le sensazioni che vivevamo in quel periodo, sono emozioni, situazioni che appartengono alla mia generazione. Per questo seguo sempre con attenzione e timore i risultati della nazionale. Il nostro sport è esploso grazie ai nostri successi, siamo stati un traino eccezionale. Dalle vittorie della nazionale è nata la dignità che il nostro sport può vantare. Questa conquista, però, è stato un processo lungo, iniziato anche prima di noi »… 7月12日 TempoUn beso dura lo que dura un beso un sueno dura lo que dura un sueno el tiempo dura lo que dura el tiempo curioso elemento el tiempo.
http://it.youtube.com/watch?v=EcgwAePTNk4
A volte le canzoni arrivano dal nulla e ti prendono dentro, lasciano un segno, riescono ad attraversare la tua vita nel profondo senza nemmeno che tu te ne accorga veramente, senza che forse tu ne chieda veramente la ragione, e poi ti ritrovi a cantare e ricantare la stessa canzone per giorni interi e a riflettere sul messaggio che ti è rimasto dentro … Mi è successa la stessa cosa qualche giorno fa mentre ero preso dai mille pensieri di questo periodo agitato, mentre è già arrivato luglio ed io mi appresto a diventare più vecchio, mentre l’orrido giugno è ormai lasciato alle spalle, mentre gli interrogativi si moltiplicano e la voglia di cambiare vita ed orizzonti torna a farsi pressante …
Già perché un bacio dura quanto un bacio lo sai Perché un sogno dura quanto un sogno lo sai Perché il tempo dura quanto il tempo lo sai Curioso elemento il tempo …
Curioso? Atipico, o quantomeno primordialmente inclassificabile ed allo stesso unità di misura tanto precisa quanto ordinata che scandisce il fluire costante ed allo stesso modo disordinato delle nostre esistenze … Qualcuno ha pensato al mio ultimo intervento come ad un pensiero triste, incatenato, ma la mia intenzione era di opposta natura. A volte capita di guardarsi indietro, di cercare nel tempo le risposte a quelle che sono state le nostre scelte, di non trovare in ogni caso una soluzione adeguata alle nostre esigenze … ma è sempre una questione di tempo, di trovare il tempo giusto per compiere le scelte necessarie, per attraversare quella linea d’ombra che nel bene e nel male contraddistingue la nostra vita. Il tempo degli addii è necessariamente triste, perché alla fine stai sempre lasciando alle tue spalle qualcosa a cui sei profondamente legato, ma è anche vero che è un tempo di rinascita perché stai partendo verso nuovi orizzonti, verso la vita che verrà, verso quello che vorresti essere e che forse non riuscirai ad essere mai … Ecco, pensavo a tutto questo, pensavo a questo mentre è arrivata anche questa canzone a lasciarmi un altro segno dentro, ad attraversarmi la vita, a farmi riflettere ancora ... La scorsa settimana sono stato in Toscana, su e giù per i colli intorno a Siena, a scoprire una parte di Italia che ancora non mi appartiene, un piccolo scorcio di storia arrampicata su salite ripide che trasudano segreti e nascondono il tempo al futuro che arriva. A volte penso che quella potrebbe essere la mia dimensione ideale, lontano da tutto e da tutti, ma poi so bene che scapperei perché la solitudine è una brutta malattia ed io per quanto possa essere orso bruno, abituato a tenersi tutto per se stesso, non potrei resistere a lungo fuori da un contesto che non mi veda in fondo quantomeno attore principale, se non motore fondamentale degli eventi … sono fatto così, sono tutto e niente, vivo a metà tra il rimpianto del passato e l’anelito pressante del futuro, scopro me stesso passo dopo passo ed intanto mi accorgo che i passi sono finiti, lascio che la vita mi attraversi ed intanto attraverso la vita con la pretesa di lasciare un segno … ed intanto il tempo passa, il tempo passa e se ne va … |
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