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6月12日 Suburban Night
È una notte di giugno, respiro a pieni polmoni, ronzii di climatizzatori fanno vibrare l’aria e rendono l’atmosfera quasi sintetica mentre in tv aspetto una delle solite serie tv notturne che scandiscono il ritmo disordinato della mia vita prima di riuscire a prendere sonno … Enzo e Rossano sono a Lubjana, inseguono un sogno, forse qualcuno di più, come Erjka e Simona, mentre Teresa nella sua storica città delle streghe sogna di un uomo che non merita tante attenzioni e Alessandra in riva allo Stretto si è già addormentata stanca dopo una intensa giornata di pallavolo ed io sono qui, nella mia stanza di piccola città, seduto di fronte ad una parete piena di citazioni, alla ricerca di qualche spunto interessante o forse solo e semplicemente in attesa di allungare questa attesa, eterna ed infinita, ma del tutto inconcludente, del vero significato della vita. La notte entra nelle case dalle fessure delle finestre, la pubblicità invade le tv, mentre io non bevo più Coca Cola da tre settimane ormai e la perdurante astinenza sembra non presentare sintomi troppo preoccupanti. Serena si è addormentata ascoltando una delle sue canzoni preferite, senza più il pensiero di interrogazioni almeno fino alla ripresa della scuola, Katia ha dato il bacio della buonanotte alle sue bimbe e spera di riposare prima di un’altra dura giornata di lavoro, Laura si è trovata un nuovo compagno di vita che forse le saprà regalare tutto quello dell'amore che forse non le ho saputo dare, mentre Federico è ancora in stand-by, alla ricerca di un nuovo lavoro o forse di una nuova dimensione di vita, meno scandita dallo scorrere del tempo, dal ripetersi della routine quotidiana. Ed io? Ed io che non sono Paolo Maldini, ma che ho vissuto parallelamente la sua stessa epoca, non posso certo convocare come lui una conferenza stampa per annunciare il mio definitivo ritiro, la fine di una carriera, l’inizio forse di una leggenda. Io no, io alla mia età, qualche anno in meno di Maldini, non posso ancora ritirarmi, perché devo ancora costruire tutto. Eppure anche a me piaceva giocare sulla fascia, sinistro o destro non faceva di certo differenza, certo niente che facesse ricordare la sua classe o la sua eleganza, nemmeno il suo portamento, nemmeno la stessa energia o lo stesso dinamismo che aveva mio padre quando giocava in un’epoca ormai lontana su un campo sterrato. Io da qualche anno, oserei dire da sempre, ho scelto di vivere praticamente a bordo campo, da quest’altra parte rispetto a quella fascia, sono uno che ama stare defilato, quasi nell’ombra, che non vuole venire nelle foto, anche se gli scatti hanno immortalato la sua vita rinchiudendola in un attimo. Così in questa notte di primo giugno, il mese che forse ho sempre odiato e che adesso vorrei cominciare ad amare, ascolto una canzone di un Paolo Nutini che sembra l’italico figlio di Bob Dylan o l’improbabile fratello a stelle e strisce di Vinicio Caposella. Ascolto questa ondeggiante canzone figlia di un ricordo di un’epoca già lontana e mi ritrovo a pensare che forse non sono Paolo Maldini, ma nemmeno Antonio Cassano che, nonostante la marea di “cassanate” che ha combinato nella sua vita, adesso forse ha imboccato la strada giusta ed ha ancora tante soddisfazioni da togliersi. Ecco, è questo che mi chiedo, è davvero tutto qui come cantava il primo verace Ligabue o c’è ancora posto per ricostruire qualcosa, per togliersi qualche soddisfazione, per dare un senso a questa vita che scappa e se ne va senza che io riesca nemmeno a fermarne un solo istante quantomeno in una fotografia. Oggi è finita una stagione difficile, forse la più difficile di tutti, anche se a guardare bene i risultati è stata una stagione di grandi soddisfazioni, con tutti gli obiettivi centrati, anche se alla fine dovremo rinunciare alla squadra più importante, anche se abbiamo fatto tutti sacrifici enormi, anche se qualcuno si chiede sempre se il gioco è valso la candela. Oggi è finito anche il mio campionato ed anche se non sono completamente soddisfatto, avrei di certo preferito il primo al secondo posto, posso per un momento anche concedermi un breve sorriso di soddisfazione. Era un collage difficile da realizzare, un puzzle intricato da comporre, ma alla fine tutti i tasselli sono andati al loro posto e siamo riusciti a realizzare un quadro degno di un grande autore. Non era facile, ci sono stati momenti di difficoltà, ma ho ritrovato in maniera significativa il gusto di stare a bordo campo, lungo quella linea laterale, ho ritrovato le emozioni di qualche anno fa quando inseguire la vittoria era il credo quotidiano, ho ritrovato un equilibrio che mi ha permesso di affrontare determinate situazioni anche con freddezza e distacco, con la giusta imperturbabilità ed una coerente obiettività. Adesso mi devo mettere però alla prova, devo sfidare me stesso e quelli che saranno gli scetticismi sul futuro, ma prima devo rivolgere un pensiero a chi ha passato con me questa stagione, a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, perché per me è stata lo stesso una stagione indimenticabile sotto tutti i punti di vista. Ah! Non sono uscito neanche stasera, declinando un paio di inviti e presumo anche una buona compagnia; non so, ma forse sto diventando davvero un orso bruno che preferisce a tutto il suo letargo? |
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