Toru 的个人资料Noruwei no mori... Tokyo...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


6月28日

Notturno

Ero crollato di schianto guardando il Mandela Day in TV … mi sono svegliato di colpo, forse per il caldo, forse per il troppo rumore dei vicini che rientravano in piena notte come se fosse mezzogiorno, forse perché i pensieri nella notte ti inseguono anche quando li rifiuti o cerchi di scappare da loro. È come non riuscire a scrollarsi di dosso una strana sensazione di impotenza, come se la vita volesse prenderti per forza prenderti a calci in culo e decidere per te, come se qualcosa o qualcuno ti volesse sempre ribadire con gran violenza: “hey, mettiti in fila, non è ancora il tuo turno e forse il tuo turno non verrà mai …”

Già … il mio turno a volte credo non verrà mai, ho sempre la sensazione di arrivare troppo tardi o troppo presto, di non essere mai in tempo … prima troppo giovane, adesso troppo maturo, magari tra un po’ mi daranno anche del vecchio … vecchio io? Oh se la gente mi conoscesse davvero, se la mia storia personale non si riducesse ai miei lunghi silenzi …

La verità comunque è un’altra, la verità è che io non sono bravo a vivere il momento, sono invece molto abile a sgattaiolarmela tra passato e futuro, lasciando il presente sospeso a metà … stanotte però ho pensato molto, forse perché quando hai bisogno di qualcuno non riesci ad averlo mai accanto, forse perché questa qualcuno ha sbrindellato senza pietà il mio domopack ed allo stesso tempo si è protetta dalle conseguenze usando kilometri di pellicola avvolgente per evitare danni, ferite e le solite cicatrici …

Come ogni notte nell’ultimo periodo sto ripetendo il mio appuntamento fisso con Camelot, un telefilm che ripetono sempre in estate, New York, polizia, squadra soccorso, vigili del fuoco, situazioni d’emergenza … le mie notti sono così, il mio notebook, una serie tv diversa ogni anno, prima NYPD, poi questo, poi quello, infine quell’altro … mi succede così, ma non è questo il punto … il punto è che forse guardo queste serie per non pensare troppo, forse il problema è che io penso troppo lo stesso … stanotte sono arrivato vicino alla decisione di chiudere il blog, ho già fatto una decisione di questo genere un paio di anni fa dopo la mia prima esperienza su spaces, avevo bisogno di rigenerarmi, ci sono riuscito almeno in parte, ma non ho risolto i miei problemi …

Dove sta il problema dunque? Che devo smetterla di vivere qui, tra le righe di quello che scrivo, fidandomi di un talento che forse non ho, devo smetterla di illudermi e prendere la vita un po’ più sul serio, perché sono quasi vecchio davvero, o quantomeno non sono più un bimbo nell’età dorata dei sogni … sogni fottuti … mi hanno preso l’anima … come le miei passioni e questo lavoro che non mi porterà come al solito da nessuna parte … perché poi a breve deciderò che sarà tempo di ricominciare tutto, oppure sarà la vita stavolta a costringermi a farlo come è successo già in passato, ed io ancora una volta non mi ritroverò mai in mano niente … niente davvero …

E allora? E allora stanotte avrei voluto che mi rispondesse davvero al telefono quando l’ho chiamata perché avevo da dirle come stavano le cose … così adesso le parole verranno fuori qui, perché il mio mondo stanotte ha bisogno di venir fuori e non di nascondersi, perché dopo stanotte io dovrò sparire per un po’ dalla mia vita, dovrò ricostruirla pezzetto dopo pezzetto, obbligarmi ad alcune forzature, costringermi a prove di forza e a percorsi disseminati di difficoltà, ma dovrò farlo se devo ritrovare me stesso …

Cosa avrei dovuto dirle stanotte? Che mi ha preso l’anima come nessuna altra donna era riuscita a fare da quando avevo giurato fedeltà al domopack, che il rumore sincopato del battito del mio cuore copre tutto il resto dell’universo quando ho lei accanto, che darei la mia stessa vita per riuscire a conquistare definitivamente la sua anima liberandola dalle sue latenti paure e dai suoi freni, nonostante la strada sia tutta in salita … ecco, le avrei detto questo, cominciando da qui, ma avrei anche dovuto essere onesto e spiegarle che io, nonostante la sua incredibile magia di avermi liberato almeno in parte dal domopack, non sono pronto, che sono consapevole del fatto che per lei questo non è il momento e che ha bisogno di condurre un diverso tipo di vita adesso, di vivere delle esperienze diverse, di buttarsi a capofitto dentro tutto quello che è il vivere mettendo al centro di tutto l’universo se stessa come forse non è mai stato.

La verità, poi, è che io ho bisogno di ritrovare me stesso, di ricostruirmi del tutto, di dare un significato ai miei perché, di mettere da parte i miei dubbi per avere delle certezze di fondo. Prima di questo non sarò pronto a niente, prima di questo non sarò pronto ad aprire il mio cuore fino in fondo, non voglio sempre inseguire … non voglio cercare in eterno … ho bisogno di essere trovato e non di trovare una volta tanto … ho bisogno di sentirmi al centro di qualcosa di importante … forse ho solo bisogno di scoprire ancora una volta, ancora di più me stesso … Non sono un mago, non sono un genio, sono solo un acrobata.

Menomale che giugno sta finendo in fretta …

 

PS: Solo oggi sono riuscito a rientrare nel blog di Harielle, forse perché usavo firefox, non so, non riuscivo a lasciare nemmeno commenti … andando a ritroso tra i suoi interventi ho così scoperto che mi aveva insignito di un premio … grazie, grazie, grazie … ringrazia anche Haruki Murakami che con il suo Norwegian Wood, Noruwei No mori, è l’ispiratore assoluto di questo blog, di questa avventura dentro l’anima.

 

Harielle mi ha insignito del premio ARTE E PICO

 

REGOLAMENTO per chi riceve questo premio:

1) Scegliere 5 blog che si considerano meritevoli di questo premio, per:
creatività, design e materiali particolari utilizzati, e che diano un contributo alla comunità dei blogger, indipendentemente dalla lingua!
2) Ogni premio assegnato, deve aver il nome dell'autore e il collegamento al suo blog,così che tutti lo possano visitare
3) Ogni premiato deve esibire il premio e metter il nome e il collegamento al blog di colui che ti ha premiato;
4) Il premiato deve mostrare il collegamento con il blog ARTE Y PICO 
http://arteypico.blogspot.com/ dove nasce l'iniziativa
5) Pubblicare le regole

I miei ringraziamenti ad Harielle e le mie scelte:

1.   Clau&Ver , http://clauandver.spaces.live.com/, perché mi piace il loro modo di raccontarsi, perché da quando sono blogger hanno attraversato i miei spaces

2.   Eloisa/Tullio, http://hanaogiiv.spaces.live.com/ , perchè è in Giappone dove vorrei essere io adesso, perché è un’anima libera, perché è tutta matta.

3.   Marina, http://vinorossoecandele.spaces.live.com/ , perchè lei non mi ha votato, perché non ha buoni gusti musicali, perché è lei.

4.   Francesca, http://kira2784.spaces.live.com/ , perché nemmeno lei mi ha votato, però almeno ha provato a farsi perdonare con un bacio … almeno!

5.   Vale (Nena), http://vannyswonderlanditaly.spaces.live.com/ , perché tempo fa il mio cuore l’ho lasciato in Spagna, perché so davvero poco di lei e nonostante tutto, questo basta.

6月27日

Mandela Day

  

Mi sono venuti i brividi …

Sto guardando in tv su MTV il Mandela Day ed Eddie Grant davanti ad una Londra in semiscuro al tramonto sta cantando uno dei gridi di libertà della mia generazione: Gimme Hope Joahnna … incredibile quanto tempo sia passato, incredibile come il mondo dall’altra parte del mondo stia cominciando a cambiare e come noi da questa parte antica del mondo e dell’universo invece stiamo dovendo imparare adesso cosa voglia dire integrazione, rispetto, accettazione, diversità, cultura … i problemi sono dunque sempre gli stessi, che siano da questa o dall’altra parte del mondo … che si chiamino apartheid o sbarchi di clandestini, che sia una canzone di Eddie Grant o la memorabile Mandela Day dei Simple Minds …

Gimme Hope Jo'anna  (E. Grant)

 

Well Johanna She Runs A Country

She Runs In Durban And The Transval

She Makes A Few Of Her People Happy Oh

She Doesn't Care About The Rest At All.

She Got A System They Call Apartheid

But Maybe A Brother In A Subjection

But Maybe Pressure Will Make Johanna See

How Everybody Could Live As One.

Gimme Hope Johanna, Hope Johanna

Gimme Hope Johanna, Till The Morning Comes.

Gimme Hope Johanna, Hope Johanna

Hope Before The Morning Comes.

I Hear She Making The Golden Money

To Buy New Weappons, Any Shape Of Guns

While Every Mother In A Black Soweto

Fears The Killing Of Another Son.

Sneakin' Across All The Neighbours Borders

Now And Again Having Little Fun

She Doesn't Care If The Fun And Games She Plays

Is Dangerous To Everyone.

She's Got Supporters In High-Up Places

Who Turn Their Heads To The City Sun

Johanna Give Them The Fancy Money Of

To Tempt Anyone Who'd Come.

She Even Knows How To Swing Opinion

For Every Bad Move That This Johanna Makes

They Got A Good Explanation.

Even The Preacher Who Works For Jesus

The Archbishop Who's A Peaceful Man

Together Say That The Freedom Fighters Will

Overcome The Very Strong.

I Wanna Know If You're Blind Johanna

If You Wanna Hearthe Tide Is Turning  Oh

Don't Make Me Wait Till The Morning Comes.

 

Nelson Mandela 70th Birthday Tribute

From Wikipedia, the free encyclopedia

The Nelson Mandela 70th Birthday Tribute was a concert event held on June 11, 1988 at the Wembley Stadium, London.[1] It is also known as Freedomfest, Free Nelson Mandela Concert, or Mandela Day.

One of the initiators of that concert was singer Jerry Dammers. In 1984 he scored the hit single Free Nelson Mandela. The preparations for the Mandela concert began in 1985 with the launching of the organisation Artists United Against Apartheid. They organised a free concert named Freedom Beat which took place on Clapham Common in London in 1986. After that concert the idea of a much bigger event on the Wembley Stadum was born.

72,000 people at the Wembley Stadium and more than 600 million television viewers from 60 countries watched the broadcast, placing it alongside Live Aid as the most successful televised musical events of the 1980s. The concert was not broadcast in South Africa, so scale of the international event went largely unnoticed there.But created a big and strong ripple effect within the international community leading to the eventual release of Nelson Mandela from prison after 27 years of hard labor.

It marks the first television performance for Tracy Chapman who had her first hits with Talkin' Bout a Revolution and Fast Car in 1988. The song Mandela Day by Simple Minds was written as a tribute for that concert and recorded there for the very first time. It was later released on the album Street Fighting Years and was a B-side of the single Belfast Child (a #1 hit on the British Charts in 1989).

6月22日

passato e presente

È una notte molto strana, una notte in cui attraverso il mio passato per raggiungere il mio presente, una notte in cui tutti i pezzettini di me stesso si incollano l’uno sull’altro quasi a voler configurare una polaroid che attraversa il tempo infischiandosene dei mutamenti e dei cambiamenti di tempo e d’età. Ho acceso il mio vecchio portatile, compagno di viaggi ed infinite avventure, ho installato qualche aggiornamento, rinnovato l’antivirus e preparato l’i-tunes con tutte le mie canzoni preferite: in pochissimo tempo è tornato ad essere un perfetto notebook multimediale, pronto ad accompagnarmi in questa notte in cui ho tutta la buona intenzione di attraversare il mio passato per arrivare dritto dritto a me.

Mi spiego meglio, mi spiego un po’ … sto continuando a lavorare imperterritamente giorno dopo giorno, ma la tipologia di lavoro di questo periodo è fatta tutta di ricerche, di contatti telefonici, di informazioni da reperire on-line o tramite conoscenti e veri esperti del settore. Questo mi ha consentito di tornare a casa, per cui durante il giorno lavoro dalla mia stanza trasformata in studio multimediale, con appunti disordinati ovunque, numeri di telefono, il nuovo portatile sempre a vagare sul web, dvd e cassette da visionare, i miei due telefonini sempre in continua ebollizione. La sera però vorrei un po’ di pace, vorrei potermi dedicare a me stesso e così ho cercato un angolo della casa in cui potermi trasferire, magari anche la notte quando tutti dormono ed io ho un gran bisogno di riflettere, rilassarmi, pensare a me stesso. Così ho rubato quello che era originariamente il vecchio studio di mio padre, quello in cui si rifugiava per lunghe sere ad ascoltare vecchie cassette e lavorare quando ancora insegnava, quello che era il suo piccolo regno nascosto. Possiamo dire dunque che l’ho quasi usurpato con una grande forzatura … mio padre sarà fatto santo, un giorno o l’altro devono farlo santo per quante me ne ha fatte passare, per quante me ne ha anche perdonate, per quanto ha dovuto soffrire in silenzio per me …

Dopo grandi sforzi ed un compromesso, ovvero lasciare almeno due pareti dedicate alle sue vecchie librerie piene di cimeli e di passato della nostra famiglia, ho ottenuto così la possibilità di usufruire dello studio. In breve mi sono quasi trasferito: in un ampio spazio ho montato la palestra multifunzione e la cyclette, poi ho invaso il resto del perimetro con il vecchio stereo, una scrivania con il mio vecchio portatile ed un paio di librerie. In cambio però ho dovuto far posto e liberare un armadio con le mie vecchie cose, anni ed anni di ricordi, il passato che è riaffiorato in un batter d’occhio da scatole e scatoloni, da una miriade infinita di lettere, cartoline, smemorande, quaderni e quadernoni …

Lo spazio non era abbastanza per tutto: ho dovuto decidere se tenere libri e appunti di quando facevo la persona seria e studiavo con successo oppure se conservare tutti gli effetti personali che avevano costellato la mia vita dagli anno del liceo fino all’inizio della storia con Laura praticamente … il resto, lettere, regali, foto e memorie del passato con lei sono ancora conservate, ma vista la scelta di stasera faranno presto la stessa fine … quale la scelta di questa sera dunque? Ho buttato tutto, davvero tutto, dopo aver riletto disordinatamente qualche lettera di Marialuisa, una delle prime fiamme di quando ero al liceo, dopo aver trovato una missiva di mia madre che mi scriveva con una malcelata tristezza infinita l’unica paginetta che mi abbia mai recapitato in vita sua, dopo aver dedicato qualche sguardo alle moltissime lettere in inglese dalla Spagna di Natalia, dopo aver ricordato ragazze e amiche di penna che non erano più nel mio database interno di memoria, dopo aver scoperto che sono l’uomo che sono per essere stato l’uomo che sono stato allora … in tutti quegli anni … con le passioni malcelate per Daisy o Nina, per i primi baci timidi con Viviana, per i quaderni infiniti e densi di poesie e riflessioni che io e Daniela scrivevamo al liceo, per la grande amicizia a distanza con Stefania che adesso non so più nemmeno come e con chi sta, per l’inquietudine evidente di Silvia, per un me stesso che forse non c’è più o che forse rivive ogni giorno in me.

Perché buttare tutto? Perché in realtà io ho sempre vissuto guardando o troppo avanti o troppo indietro, con un occhio allo specchietto retrovisore, (REARVIEWMIRROR come in una stupenda cavalcata rock dei Pearl Jam), e con l’altro occhio proiettato verso il futuro. Adesso basta però, adesso è tempo di vivere questo tempo che passa e se ne va, adesso è tempo di buttare il domo pack nonostante il numero infinito di ferite e cicatrici, adesso è il tempo di guardare al presente, pur tenendo sempre conto che non è altro che il figlio diretto del mio passato ed il padre generatore del mio futuro.

Adesso è tempo di lasciarsi andare, di capire che forse mi sto innamorando davvero anche se non voglio dentro di me per la paura di ricadere in tanti, troppi errori, forse perché so che lei non si innamorerà mai di me, forse perché nessuno dei due ha bisogno di questo tipo di relazione in questo determinato periodo spazio temporale della nostra vita … forse … forse è così … forse è tutto l’inverso di questo … non lo so e non passerò la notte a chiedermelo invano: devo ancora svuotare troppi scatoloni, buttare via una parte della mia vita, senza eliminare quello che sono stato e che sono, perché in fondo è tutto ancora dentro me e lo resterà per sempre. buonanotte

6月20日

niente di più vero

Abbiamo accumulato tante ferite,
e se non ne siamo consapevoli
tutte le nostre azioni diventano reazioni a quelle ferite.
Nella conoscenza di sé
c'è la fine del dolore
e, quindi,
l'inizio della saggezza.

J. Krishnamurti
6月14日

afternoon

Essere felici non vuol dire che nella vita tutto debba essere perfetto … chissà …

Oggi mi sono preso un pomeriggio tutto per me, ho guardato un film strappalacrime in tv, non ho fatto neanche una telefonata di lavoro, poi ho acceso il mio i-pod lasciandolo vagare in maniera disordinata tra vecchie melodie e nuove canzoni, quasi a voler in qualche modo ripercorrere la storia della mia vita secondo un leitmotiv musicale o solo a lasciar liberi i pensieri di vagare senza precisa destinazione, senza preoccupazioni, per un solo pomeriggio almeno …

Questo pomeriggio durerà poco, lo so, ma avevo bisogno di lasciare la mia anima libera di fluire verso me stesso, di non farla attanagliare dai soliti pensieri, di respirare almeno un piccolo anelito di felicità, anche se non ho forse niente di cui essere felice davvero, anche se non c’è niente da festeggiare se non una piccola collezione di dettagli, piccoli, forse piccolissimi, che messi insieme però possono rendere la vita anche meno dura e il destino meno imperscrutabile … forse … chissà …

L’estate è alle porte, l’odiato giugno è ormai inoltrato, una vecchia canzone dei Red Hot Chili Peppers scandisce il tempo che scorre in sottofondo, stiamo programmando già la nuova stagione e non è nemmeno finita quella vecchia ed io forse avrei bisogno di staccare la spina e di andarmene via per un po’ … ho scaricato una foto dalla rete, è un panorama dell’isola di Poros in Grecia, l’ho messa come sfondo del desktop, mi torna in mente la mia gita da liceale in quei posti, non ho ricordi particolari, non ho amori o storie da abbinare ai ricordi, ma un senso strano di solitudine interiore e lo strana volontà di tornare in quelle isole lontane … chissà … forse una di queste estati … forse quest’estate, forse un’estate che avrò abbastanza tempo e soldi da dedicare a me stesso …

Mi chiedo che estate sarà … ho dei progetti da realizzare, un lavoro che non mi lascerà tregua, mi devo rimettere in forma definitivamente, assumere sembianze più professionali, devo decidermi a scrivere il mio libro, definitivamente, dovrei rimettere a posto la mia vita, decidere se tornare a casa almeno per l’estate o continuare a stare qua, vorrei capire se queste esplosioni del cuore si stabilizzeranno, se ne devo avere paura, se devo accettare l’evolversi della situazione senza chiedermi troppi perché e vivere ogni attimo, ogni istante senza mettere il freno a mano, ma senza accelerare troppo allo stesso tempo … chissà!

Sto leggendo Le stanze illuminate di Richard Mason, il libro ha intenti profondi ed un gran lavoro storico alle spalle, è una tappa di crescita, un’evoluzione creativa, ma non mi può piacere come mi sono piaciuti Noi o Anime alla Deriva … Intanto dall’i-pod fluiscono le note di una vecchissima canzone di Sergio Caputo, Ai confini della realtà, ed i ricordi di un giugno troppo lontano nella mente riaffiorano dal buio della mente …

Il pomeriggio è andato … mi aspetta una doccia fredda prima di ricominciare a lavorare, a pensare, a non avere più la libertà di un pomeriggio solo con me stesso …   

6月6日

Messaggi subliminali

Mi sono svegliato all’improvviso dopo essere andato a dormire fin troppo presto per le mie abitudini … quasi le due in questa fresca notte di quasi estate, di primo giugno con l’odore degli amori degli adolescenti sui motorini e le incertezze dei primi increduli amanti dentro le macchine negli angoli poco frequentati della città …

Ho acceso la TV, guardato uno spezzone delle nuove gag del solito comico locale che in estate riempie le piazze all’inverosimile, ho visto il sorriso di Valentino Rossi dopo l’ultimo successo ed il fantasma di Kimi Raikonen dopo una gara completamente da dimenticare, poi ho spento tutto ed ho acceso il mio fedele portatile, dopo aver avuto forse solo per un attimo l’esitazione se dedicarmi alla lettura del nuovo libro di Richard Mason …

Una vecchia canzone dei Phoenix invade la mia stanza illuminata solo da una luce fioca, dalla strada stranamente nessun rumore, nemmeno quello dei motorini in lontananza o delle macchine che stentano a ripartire dopo una lunga sosta. Stranamente, davvero, non sto nemmeno bevendo la mia solita Coca Cola ghiacciata: deve essere una strana notte, una di quelle in cui si ferma il tempo e c’è tempo per pensare, riflettere, fare un punto della situazione o solo per rendersi conto che bisogna andare avanti senza fare troppi bilanci, senza chiedersi troppi perché, senza essere fedeli nemmeno a se stessi …

Le strade della città sono tappezzate di manifesti elettorali tutti uguali, ancora una volta, anche stavolta. Troppi volantini sparsi per le strade, lasciati a morire sui tergicristalli delle macchine in sosta: molti volti conosciuti, qualche amico che spera nella tornata elettorale per un miglior destino personale, molti tornacontisti, qualche povero illuso e tanti, davvero tanti, sprovveduti. Per fortuna non voto qua, così non devo dividere le mie preferenze, le mie scelte: grazie al cielo, anche perché ormai non ci credo più, anche perché forse non ci ho creduto mai davvero …

Il display del telefonino è vuoto di novità, aspettavo un sms o uno squillo notturno, ma non ho ancora imparato che sbagliamo ad aspettarci qualcosa, a progettare o programmare, che non dobbiamo illuderci mai, che è tutto un gioco senza premi in palio. Io, poi, sbaglio sempre tempi e modi ed ancora una volta mi sono rivelato perfettamente fuori tempo. Non so perché il turbinio di nuove sensazioni mi stava portando dove non volevo andare, forse per uno stupido senso di emulazione di chi mi vive accanto e balza tranquillo da una storia all’altra, forse perché non è nella nostra natura stare per troppo tempo soli, forse perché mi sembrava dopo secoli di aver sentito un tumulto dentro il mio cuore pur vaccinato per prevenire qualsiasi sintomo, anche lontano, di similamore.

No, niente situazioni di contrabbando come si direbbe in una vecchia magica canzone di Paolo Conte, non fanno più per me forse, ma nemmeno niente tumulti improvvisi di cuore. In questi giorni ho provato a capire un po’, a mettere alla prova me stesso ed il mio modus vivendi basato sulla teoria del domopack ad oltranza per prevenire piuttosto che curare. Cosa ho capito? Allora, per prima cosa ho capito che le canzoni degli Snowpatrol nelle notti di prima estate come questa sono pericolose perché lasciano dentro un inconsulto turbinio di emozioni, poi ho capito che dovrò mettermi ancora una volta in discussione.

Proviamo ad azzerare dunque tutto e a fare un punto della situazione, senza sentire il bisogno di infilarsi dentro un pozzo a pensare come succede al protagonista dell’Uccello che Girava le Viti del Mondo. Ho imparato che ormai le mie cicatrici sono a prova d’urto, che non sono più ferite aperte, che il sangue non pulsa più impazzito in prossimità di quelle che sono state le circostanze del passato. Ecco, in teoria ho capito che ho distillato il dolore, che ho purificato anima e cuore da un dolore lontano e che, dopo un lungo agitato attraversare me stesso, ho capito finalmente che era definitivamente ora di voltare pagina senza guardarsi più in dietro.

Pagina voltata, girato l’angolo, ma sono pronto a spiccare il volo adesso? … La verità? … No, non sono ancora pronto … devo rimettere a posto me stesso e la mia vita, darmi una giusta collocazione ed identità, fare in modo di credere di nuovo nei tumulti di cuore, lasciare che sia il cuore a battere e non io ad aspettare, non io a sperare che si accenda di nuovo il sacro dissennato impeto della passione. Adesso non sono ancora pronto, sono più libero mentalmente, sono consapevole che a poco a poco dovrò togliere il domopack che avviluppa il mio cuore per renderlo di nuovo libero di battere, di affrontare la vita, di farsi male, di bruciare, ferirsi, rasentare l’inferno ed il paradiso insieme, scoprire l’esistenza per quella che è: imprevisto disordinato battito di cuore.

Forse arriverò a tutto questo, forse quando sarò pronto sarà troppo tardi, forse avrei potuto fare anche un passo più deciso in questo periodo, ma lei non era pronta, lei è proiettata in una dimensione del tutto differente con prospettive completamente diverse … meglio così ... meglio così perché avrei finito per rovinare tutto, io poi sono sempre il solito orso … io le donne forse le so solo fare ridere, le donne le so solo ascoltare e consigliare, io dalle donne non sono mai stato bravo a farmi amare …

Buonanotte, è una strana notte anche questa …

6月4日

Prendimi l'anima ...

E allora basta ...
Prendimi l'anima ...
Strappami l'anima ... ma non restare lì immobile ...

Parla in fretta
e non pensar
se quel che dici
può far male
perché mai
io dovrei
fingere
di essere fragile
come tu mi (vuoi)
(vuoi)nasconderti
in silenzi
mille volte
già concessi
tanto poi
tu lo sai
riuscirei
sempre a convincermi
che tutto scorre

usami
straziami
strappami l’anima
fai di me
quel che vuoi
tanto non cambia
l’idea che ormai
ho di te
verde coniglio
dalle mille
facce buffe

e dimmi ancora
quanto pesa
la tua maschera
di cera
tanto poi
tu lo sai
si scioglierà
come fosse neve al sol
mentre tutto scorre

usami
straziami
strappami l’anima
fai di me
quel che vuoi
tanto non cambia
l’idea che ormai
ho di te
verde coniglio
dalle mille
facce buffe

sparami addosso
bersaglio mancato
provaci ancora
è un campo minato
quello che resta
del nostro passato
non rinnegarlo
è tempo sprecato
macchie indelebili
coprirle è reato
scagli la pietra chi è senza peccato
scagli la pietra chi è senza peccato
scagliala tu perché ho tutto sbagliato

usami
straziami
strappami l’anima
fai di me
quel che vuoi
tanto non cambia
l’idea che ormai
ho di te
verde coniglio
dalle mille
facce buffe

Mentre Tutto Scorre - Negramaro