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日志


5月29日

L’ultimo sacco della spazzatura

È un venerdì grigio di fine maggio, promesse di pioggia a breve, qualche scroscio in lontananza, niente che assomigli alle ultime giornate di caldo estivo, con quel sole che avete preso in spiaggia durante le lunghe sessioni di beach volley e che adesso vi fa sembrare gli ultimi sopravvissuti della saggia tribù dei Navajos.
È stato un anno duro, è la mia terza stagione qui, ma pur con tutte le difficoltà, tante, le disillusioni per chi non ha ancora una volta mantenuto le promesse mettendoci di nuovo in una situazione non facile, i grandi sacrifici da parte di tutti, a volte anche la voglia di mollar tutto o di cambiare totalmente tipo di vita, ed un eterno rincorrere tanti sogni tutti insieme, non è stata poi una stagione da dimenticare, anzi …
Certo, adesso che tutti sono andati via, che qui restano solo le foto in sequenza delle ultime manifestazioni, che anche gli ultimi sopravvissuti stanno per mollare gli ormeggi, il tutto si colora di un’aria malinconica e viene quasi voglia di tracciare una linea, fare dei bilanci, o semplicemente chiedersi perché quelli nati con la camicia non siamo mai noi, o perché quando programmiamo qualcosa che sappiamo o speriamo potrà cambiare il corso degli eventi, alla fine quando tutto dovrebbe essere pronto per esplodere alla fine invece c’è solo una grande implosione...
Penso a tutti i dirigenti, ai tecnici, allo staff medico, a tutte le atlete di tutte le categorie, ognuno ha provato a dare il massimo ...
È stato un lungo anno, segnato anche da vittorie importanti e da obiettivi raggiunti, con una soddisfazione ancora più grande perché erano in troppi a non crederci, troppi a gufare dall’esterno, troppi a scaricare letame perché invidiosi di chi alla fine stava cercando di lasciare in qualche modo un segno, di sviluppare un progetto, di far continuare un sogno. Non è stato tutto facile, ma ci sono ricordi indelebili, istantanee impresse a fuoco nella mente, anche scontri duri a volte, gioie improvvise, esultanze incontrollate e cartellini rossi che volavano via a ripetizione. Come direbbe il buon argentino che ha trasformato il nostro mondo del volley, “Nessuno può toglierci quello che abbiamo ballato”, ed allora via, via così verso un altro point break, pronti a voltare pagina, ma orgogliosi per tutto quello che abbiamo attraversato e vissuto, fino in fondo.
In fondo però non importa e non saranno certo solo queste le cicatrici che ci rimangono addosso, segni profondi e importanti di questo tempo, di questo squarcio sanguinolento di vita che ci siamo cuciti addosso. Forse non passerà alla storia la filosofia dello sticciu che il nostro coach ha cercato di inculcare, forse presto dimenticherà di essere diventato qui un vero sciasciuni, ma sicuramente continuerà a parlare male del nostro sud e in particolar modo della nostra terra pur essendosene innamorato profondamente. Non passerà forse nemmeno alla storia il record de trombadores stabilito dal nostro secondo, ma almeno di lui non si potrà dire che non ha lasciato un segno o che come il suo predecessore non abbia passato solo il tempo a coltivar piantine. In compenso però i rivenditori hanno del tutto esaurito le scorte di gratta e vinci e gli aspiranti campioni locali di poker si sono dovuti tutti arrendere a lui. L’assistente allenatore nel frattempo si è dileguato e negli ultimi mesi sarà andato in letargo, mentre il nostro buon scoutman sarà come al solito in cerca della nuova web fiamma su msn ed intanto sogna di andare in serie A, chissà. Nel frattempo il fisio è sparito, si è dileguato nel nulla, qualcuno mi sa dare sue notizie? Del preparatore atletico poi non posso parlare, mi ha imposto il silenzio stampa, ma prima o poi riuscirò a strappargli un'altra delle sue perle di saggezza.
Intanto casa mia da rifugio solitario e buona tana per un orso bruno come me, è diventato porto di passaggio e rifugio per profughi veneti, talebani dispersi, pachinesi dall’ugola d’oro e qualsivoglia tipo di genere umano poco normale. Un anno è passato così, tra pasti trangugiati in fretta e hamburgherate improvvisate, con lunghissime navigazioni in internet e sacchi della spazzatura da buttare come pegno da pagare.
Adesso però è arrivato il tempo per voltar pagina e per non guardarsi indietro, perché chi si volta verso il passato non riesce mai ad apprezzare quello che dovrà guadagnarsi.
La pallavolo è la mia vita, mi ha regalato grandi amici e tanti avversari, fratelli di volley fino in fondo, gente con la passione per la pallavolo che non smette di scorrere mai nelle vene. Tutti noi abbiamo tanti ricordi che trapanano l’anima, tutti noi abbiamo avuto momenti da dimenticare e ci sono rimasti dentro grandi rammarichi, ma dobbiamo guardare avanti e prendere dalla vita quello che ci deve ancora concedere, perché sì, vogliamo proprio dirlo, ultimamente siamo proprio in debito … troppo in debito …
Ma mi è rimasto ancora qualcosa da scrivere: coach, please, non puoi ancora andartene così, non puoi scappare verso un’altra nuova avvincente avventura, c’è l’ultimo sacco della spazzatura da buttare … Hasta Luego y Suerte