Toru 的个人资料Noruwei no mori... Tokyo...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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3月17日 Da qui in poi ... Pronti, partenza, via ... da oggi si ricomincia qui ... ho riportato qualche intervento da FB, ho copiato quello che avevo lasciato su Anime alla Deriva, ed ora riparto da qui ... perchè questa è casa mia ... 17 febbraioLa 25esima Ora - tagg 25 Una volta taggati, dovete scrivere una nota con 25 cose a caso su di voi. Alla fine taggate 25 persone a cui inviarla. Dovete taggare anche la persona che ve l'ha inviata, perché taggandovi voleva farsi un po' di cazzi vostri, quindi accontentatela. Andate su"note" sotto riquadri nella pagina del vostro profilo, incollate queste istruzioni nel testo, scrivete le 25 cose, taggate 25 persone (angolo in alto a destra dell'app) e cliccate su pubblica. 1. Non appena credo di aver trovato un punto di equilibrio, mi arrivano alti e bassi da dover gestire; 2. Sono stufo di dover gestire alti e bassi, preferirei lasciarmi percorrere dalla vita; 3. In frigo può mancare tutto ma non la Coca-Cola, senza rischio di andare in crisi da astinenza; 4. La pallavolo è la mia vita, ho rinunciato a tutto per seguire questa passione, avrò fatto bene?; 5. Ho molte cicatrici, troppe ferite sul cuore, ho rinunciato all’amore definitivamente, o forse no; 6. Leggo molto, mi piace scoprire autori nuovi, mi appassionano i plot avvolgenti ed il postmodernismo; 7. Stasera comincia Sanremo, non so se essere contento della presenza degli Afterhours: estemporanei … ; 8. Da troppo tempo non vado a un concerto: il mio preferito è uno dei primi di un Ligabue poco conosciuto 9. Amo i film dai contenuti veri, il mio preferito? Forse Good Morning Vietnam, ma la lista è molto lunga; 10. Sono finito su facebook per sbaglio, per ora mi adatto a questa dimensione, poi si vedrà; 11. Vengo da spaces, ne ho aperti due o tre, il più bello senza dubbio è quello dedicato a Tokyo Blues; 12. Tokyo Blues, Noruwei no mori, è il libro che amo di più, ho letto praticamente tutto di Haruki Murakami 13. Ho letto tutto anche di Jonathan Coe, Richard Bach, Nick Hornby, ma anche molto Baricco e De Carlo 14. Mi intriga il Giappone, il mio viaggio in Sol Levante è qualcosa che devo ripetere al più presto; 15. Anche l’Africa mi è rimasta nel cuore, mi ha preso l’anima, adesso mi mancano solo gli States; 16. Jovanotti secondo me è un ragazzo fortunato, con molto talento, lo preferisco a Conidi senza dubbio; 17. Non accantono mai un libro, guerreggio magari fino alla fine, ma la voglia di scoprire mi porta alla fine; 18. Chi mi ha lanciato la sfida delle 25 cose da scrivere su di me non mi risponde al telefono da una vita; 19. Ho un fratello più piccolo, ma più “sistemato” che mi ha sempre superato in tutto quello che ha fatto; 20. Ho fatto sempre quello che ho desiderato, sono arrivato dove volevo, ma non mi accontento mai; 21. Il non accontentarsi mai è il mio limite supremo che mi ha portato a non difendere quello che avevo; 22. Sono sempre di corsa, organizzare è il mio mestiere, ma mi resta così poco tra le dita … ; 23. Per la cronaca tifo Juventus, bianconero dai miei primi anni torinesi, è una fede assoluta come il volley; 24. Scrivere è la mia parte più importante di me, ma non è ancora arrivato il momento dell’apice estremo; 25. The 25th Hour: un grande libro di David Benioff, quell’ora in più di vita che ci permette di essere noi stessi, fino in fondo. 27 gennaio
È quasi l’una di notte … attraverso un’altra delle mie solitudini
… sto lottando con me stesso per non prendere decisioni anche se mi
sento sul filo del rasoio, sul bordo del precipizio, ma è solo una
sensazione perché in realtà ho trovato su un canale secondario un film
che ho amato tanto, che mi fa pensare all’amore ed ai sentimenti, ai
sentimenti ed alle scelte, alle scelte ed alla vita, alla vita e a
tutto ciò che le gira intorno, anche se in fondo poi niente gira
intorno alla vita perché è la vita che gira intorno a noi stessi mentre
qualcosa o qualcuno ci ruba gli attimi migliori, mentre qualcosa o
qualcuno si prende la parte migliore di noi, mentre tutto ciò che
accade è solo una distratta devianza di quello che avrebbe dovuto
essere, di tutto ciò che avremmo dovuto vivere. Elizabethtown è un bel film, anche se forse troppo lento e forse troppo sull’amore per uno come me che all’amore ha smesso di credere da troppo tempo ormai, e poi non amo chi pianifica tutto e poi non sa trovare un’alternativa … domani è un altro giorno, già oggi è un altro giorno, ma io ho bisogno di più tempo e di meno pensieri, mi dovrò prendere una pausa da me stesso forse … 15 gennaioQuasi mezzanotte …Quasi mezzanotte ed ho finito la Coca Cola in frigo, brividi da astinenza mi percorrono mentre cerco di capire se sia meglio cercare un film in tv, alquanto improbabile, scegliere un nuovo libro da leggere o scrivere qualcosa per cercare di mettere ogni tanto un po’ di ordine tra i miei ruvidi pensieri di questo inizio anno, di questa prima decade del nuovo millennio … Ho scelto una delle mie playlist su youtube e lascio che la musica scorra in sottofondo, aspettando forse che la batteria del mio notebook sia in procinto di estinguersi, aspettando forse che un satori arrivi improvviso ad illuminarmi … Nell’ultimo periodo ho letto quattro dei libri che sotto Natale mi ero ripromesso di esplorare, sono passato da un vecchio Jonathan Coe ripubblicato con copertina colorata in stile brit-pop ad una raccolta dei pensieri di Dick Bach forse per sentirsi un po’ Donald Shimoda, ma ho anche letto con estremo interesse i montaliani scoiattoli e tacchini nell’edizione che mi ha prestato Ross prima di cercare di ingurgitare L’eleganza del Riccio che mi ha regalato Paolo con un prezioso pensiero che io non ho nemmeno ricambiato … di solito faccio fatica a leggere i libri francesi, non so perché ma alla fine trovo sempre qualcosa che me li fa detestare in modo pretestuoso ed anche in questa occasione ci ero quasi riuscito … per uno come me abituato ad un plot articolato ed ingarbugliato come quello di Coe o allo stilosità brillante delle pagine di Hornby, senza dimenticare i postmoderni americani o la continua ricerca dentro-fuori dei libri di Murakami, forse la struttura di questo libro francese era troppo scolastica e la trama troppo semplicistica, eppure nell’improbabile dipanarsi di esplorazioni filosofiche anche troppo manualistico, quasi modello bignami, e di riflessioni di diario con un salto nel me caro mondo giapponese, ho trovato modo quasi di appassionarmi e di arrivare fino in fondo, ad una fine preannunciata ma senza clamori, che forse mi ha reso meno critico a riguardo. Siamo arrivati così a metà gennaio ed io non mi sono nemmeno accorto che le feste siano passate, chiuso nel mio guscio perfetto che rischia sempre di rompersi, ma che alla fine non si schiude mai. Mi sono chiesto che anno sarà, mi sono chiesto che mondo sarà, mi sono chiesto chi e come sarò, mi sto ancora chiedendo se questo virus intestinale mi lascerà tregua ed intanto tutto passa e va senza che niente si fermi, senza che nulla torni al posto giusto, senza che io riesca a rendermi conto che a volte è meglio voltar pagina in fretta, anticipando l’inevitabile, piuttosto che stare lì a percorrere la stessa strada pur sapendo che non ci condurrà da nessuna parte. E se pur come Keruoac vorrei dirvi che quello che conta non è la destinazione, ma il viaggio, alla fine non recito a soggetto ed anche se non mi guardo negli occhi mi dico la verità, ma poi preferisco continuare a far finta di nulla ed allora lascio che le ultime parole chiudano questa frase e vado via, buonanotte! 24 dicembre... quasi NataleHo
spento la luce stasera … ho spento la luce stasera nella mia camera ed
ho provato a ritrovare la stessa sensazione di qualche anno fa, di
tanti anni fa, di quando mi ritrovavo qui solo con troppi pensieri,
molti sogni ed una vita ancora tutta da vivere ed era quasi Natale, ed
era ormai Natale come adesso … Adesso che vita da vivere non me ne è rimasta tanta, ma nemmeno poca spero, adesso che i tanti sogni si sono arenati nel mio deserto di disillusioni, adesso che i pensieri sono sempre troppi ed io sono tornato qui a casa per tre giorni, più o meno, ecco che mi ricordo forse di me stesso e dei rumori che vagano dentro me in cerca di espressione, di verità e di voce, forse solo in cerca di libertà da me stesso. Tornando a casa ho trovato molti libri … uno me l’ha regalato un caro amico, una persona che stimo non solo per come lavora nel nostro staff ma soprattutto per il modo in cui ha scelto di affrontare la vita, disordinato e creativo, geniale e metodico, in breve dissacrante e dissacratorio, ma soprattutto sacrilegamente unico. Gli altri li avevo ordinati via internet forse in un momento di dura astinenza, non so … così ho ricomprato un Richard Bach che avevo forse regalato e che non poteva mancare nella mia collezione, ne ho comprato uno che mancava e che ero curioso di avere sottomano, poi ho preso l’ultimo di Murakami ed uno che non avevo ancora letto per ributtarmi presto nell’atmosfera nippo-onirica tanto cara alle mie letture ed infine mi sono regalato un Jonathan Coe che credevo nuovo, ma che invece è una riedizione di uno dei suoi primi libri, ed un Carlos Luis Zafon tanto per esplorare territori che non conosco … questo è stato il mio regalo di Natale, per me, altri non ne ho fatti, dovrò cercare qualcosa domani in extremis, ma non so nemmeno dove e quando, non so nemmeno per chi, a parte mio fratello a cui aggiungere anche quello del recente compleanno ed i miei … Ma come da qualche anno ormai, come da sempre forse, anche quest’anno non sarà del tutto Natale, non del tutto come lo vorrei. Sarà per il recente lutto in famiglia, sarà perché la morte di mio nonno in una vigilia di troppi anni fa in cui io non c’ero nemmeno aleggia sempre nelle parole e nei ricordi del Natale, sarà perché in una sera come questa, dentro un freddo come questo, qualche anno fa abbiamo cominciato a dirci addio senza forse nemmeno arrivare a capire il perché, senza forse capire che stavamo distruggendo tutto quello che sarebbe stato. Non lo so perché ancora adesso, ad anni ormai di distanza sto ancora a pensarci (o meglio lo so bene ma non mi esporrò mai abbastanza per scriverlo qui), ma quando arriva il Natale e tutto si colora di festa il mio cuore va in tilt ed io entro quasi in stand-by … adesso però ho ritrovato andando a ritroso nei miei Natali perduti, e qui ci vuole la citazione dickensiana, una canzone speciale che mi ha fatto vibrare l'anima, lasciandomi appeso ad un filo, con mille e più pensieri attorcigliati intorno all'unica idea ch continua a girarmi in testa, a pulsare nelle vene, a battere a circa due nanomillimetri dal mio cuore... trascrivo il testo e due parole o tre … poi spengo definitivamente la luce … E' inutile sai, il male che fa il peso di un bacio. L'hai dato soltanto perchè eri da solo. La colpa dov'è Qua intorno non c'è Sai dirmi tu dov'è In un giorno che piove Un giorno che tu ti senti inutile Coriandoli a natale Ed ancora troppo troppo stanco per ricominciare. Ma scommetto che poi.. Tu te ne andrai E' semplice ma.. ma non dire che la vita ti prende soltanto alle spalle. Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile. Coriandoli a Natale Ed ancora troppo troppo stanco per ricominciare. Ed ancora troppo troppo stanco per ricominciare. In un giorno che ti senti inutile Coriandoli a Natale Ma scommetto che poi.. Tu te ne andrai E' inutile sai il male che fa il peso di un bacio dato soltanto che eri da solo Coriandoli a Natale Ed ancora troppo troppo stanco per ricominciare. Ma scommetto che poi... Tu te ne andrai Tu te ne andrai Tu te ne andrai... SUBSONICA - Coriandoli a Natale "Coriandoli a Natale" è il primo singolo tratto da "Terrestre Live e varie altre disfunzioni" il doppio album dei Subsonica . Il brano è stato scritto da Gigi Restagno nel 1996, con la collaborazione del poeta Luca Ragagnin. Restagno, scomparso ormai da quasi dieci anni, era un musicista geniale, autore, conduttore radiofonico e molto altro ancora. Proprio a lui è dedicato il primo album dei Subsonica e in sua memoria Samuel e Max hanno più volte eseguito questo brano nell'atmosfera raccolta di periodici raduni musicali organizzati dai musicisti torinesi per ricordare l'amico. All'interno di questo album ricco di sonorità acustiche non poteva mancare questa importante testimonianza, la giusta occasione per far conoscere a tutti il talento dell'amico scomparso. Una versione intensa, con la voce di Samuel che accompagna un senso di solitudine e di inutilità come quella dei coriandoli a Natale... 09 dicembreventi anni fa ...Era un inverno gelido e freddo, sicuramente più freddo di questo, e la mia stanza in Corso Unione Sovietica era ampia e incredibilmente vuota, con quella scrivania a muro e la radio sopra lo scaffale, con una luce fioca e le cuffie per ascoltare meglio quella musica che forse serviva a non pensare e a non sentire la nostalgia di casa e di un mondo che mi ero lasciato alle spalle senza forse nemmeno sapere il perché, per sfidare me stesso ed un futuro che non sarebbe stato, per avere una vita che non avrei avuto.Erano quasi venti anni fa, poco meno, e la cassettina che mio fratello mi aveva mandato dentro una busta sgualcita con due righe succinte tipiche di due fratelli come noi, silenziosi e chiusi se non nel momento di parlare di sport, era quella di un gruppo emergente con la hit del momento: Hanno Ucciso l’Uomo Ragno. Era un inverno gelido e freddo, la fermata del tram era lontana e controvento nelle mattine troppo grigie del nord ed io ero lontano da tutto e da tutti, forse come avevo sempre voluto, forse come non ero stato mai. Adesso sono passati quasi venti anni e la mia vita è completamente diversa, ma stasera in tv ho visto casualmente un po’ di Storytellers su MTV e mi è venuto quasi un colpo dritto al cuore ripensando che tanto tempo è passato ed io sono ancora qui, ad ascoltare la stessa canzone di quasi un ventennio fa. Ora mio fratello si è brillantemente laureato e forse ha cominciato quello che sarà il lavoro di tutta una vita, stabile e soddisfacente come si merita uno come lui che la vita l’ha presa sempre nel verso giusto, con umiltà, silenzi e sacrifici. Ora un po’ di cose sono cambiate ed io sono qui a tracciare una linea dentro il solco dei ricordi, senza voler fare bilanci, perché di sconfitte ne ho contate già troppe, ma forse per guardarmi un po’ dentro, come da tempo non faccio ormai. Dopo venti anni quasi mio zio non ha più la stazione radio con cui si dilettava lanciando nuovi successi forse cercando un momentaneo ritorno di gioventù, no … in questi giorni è sdraiato su un letto d’ospedale, con i capelli sempre più bianchi, con un filo di vita e forse qualche piccola speranza di farcela, anche questa volta, un’altra volta ancora. Il cuore per quelli come lui è tutto, il cuore è tutto per ognuno di noi, il cuore a volte continua a pulsare, altre volte rallenta, si stanca, vorrebbe dire stop. È una lotta continua, quotidiana, un voler ricordare a se stessi che tutto questo, tutto quello che abbiamo vissuto ha avuto un senso, comunque, e che anche se non ce lo siamo meritato, nessuno ce lo potrà mai togliere. Per questo stanotte non ho voglia di pensare ai venti anni che sono passati da allora e non ho voglia nemmeno di contare cicatrici, feriti, sogni, disillusioni, successi, sconfitte e rapidi pentimenti, perché non avrebbe senso, sarebbe una mancanza di rispetto per la vita. Fino a qualche ora fa ero anche arrabbiato marcio, stufo di certi atteggiamenti di chi a volte sbaglia senza nemmeno accorgersene e attribuisce colpe o sparge sentenze senza riflettere. Ero e sono stufo di tutto questo, di comportamenti vanagloriosi, soprattutto da parte di chi in realtà stimo molto e per questo mi delude quando deraglia senza motivo, ma alla fine mi ripeto che tutto questo non ha senso, che tra un ventennio non mi ricorderò nemmeno più di quanto “triste, solitario y final” è stato questo inverno, e allora volto ancora pagina e vado oltre, perché quelli come me purtroppo non si fermano mai e vagano forse in eterno alla ricerca dei veri se stessi. Nota alla nota: sono andato su youtube a cercare la canzone in oggetto, poi però ne ho scelta un’altra, GLI ANNI, che dipinge a pieno questo quadro di pensieri che è sfuggito alla tastiera del mio notebook in questo inverno gelido e freddo … http://it.youtube.com/watch?v=md9xE6O-HKQ&feature=related 10 novembreDo I dare disturb the universe?Avrò il coraggio Di disturbare l’universo? In un minuto c’è tempo Per decisioni e revisioni Che un minuto rovescerà.
Poiché li ho conosciuti tutti, tutti loro… Conosciuti i pomeriggi, i crepuscoli, i mattini, ho misurato la mia vita a cucchiaini;
conosco le voci che muoiono di un lento morire sotto la musica da una stanza più lontana. Dunque come potrei presumere?
T.S. Eliot (The love song of J. Alfred Prufrock)
27 ottobredickinsonianamenteci sono cieli che non hanno paradisie strade senza passi da percorrere perchè non abbiamo più occhi da incontrare e sogni che si trasformano subito in responsabilità noi siamo figli dei nostri desideri ancorati ad un mondo senza certezze chiusi dentro malesseri passeggeri e incatenati ad un destino che verrà poi trovo il tuo sguardo dentro il mio e si aprono voragini indefinite sui perchè ma ogni domanda apre quesiti senza risposta ed io non ho più la saggezza di voler aspettare 02 ottobrewayout, no way increspature ...semplici lividi sulla pelledivergenze diventate cicatricimargini sotto i limiti, finalizzazionilasciate libere di approdare ai contenutivacui come un nostro essere noie poi perdersi e ritrovarsisentirne l'odore, rifiutarne il sentiree perdersi e ritrovarsi ancorafino a farsi male, fino a sfinirsifino a non capire che l'amore non è amorema un battito lento con frequenza latenteed un battito accelerato con frequenza pulsantesenza respiro, senza odore, senza vanità 28 settembreI sogni sono l’inizio delle responsabilitàI sogni sono l’inizio delle responsabilità … se è vero lo diceva Yeats … se è vero lo ha riscritto Murakami in Kafka sulla Spiaggia … Ed intanto piove in una maniera violenta, piove e l’estate se ne è andata in un attimo lasciando spazio ad un autunno che non è ancora inverno, ma che presto lo sarà con questi cambi veloci, repentini, improvvisi di stagione. Piove e le strade di questa notte di settembre sono deserte quasi come la mia vita quando rimango solo con me stesso, praticamente come ogni volta che finisce la routine e mi ritrovo a pensare che ne ho fatto della mia esistenza, io con i miei 36 anni e tanti, troppi dubbi, io ed i miei 36 anni vissuti a cavallo di millennio, io ed i miei 36 anni senza essere riuscito ancora del tutto a lasciare un segno, almeno non come forse avrei sperato, forse no. Dalla vita devi prendere ciò che vuoi … si, è vero … forse, no … o almeno spero che qualcosa a me resti, almeno le briciole di questa esistenza che sto sprecando senza lasciare un tangibile segno di riconoscimento. Ma non mi piango addosso, vado avanti e cerco sempre una nuova meta da raggiungere, o forse solo una nuova destinazione per scappare via. Forse proprio per questo i sogni sono l’inizio delle responsabilità, perché ti ritrovi sempre un nuovo progetto da realizzare, uno slancio verso l’assoluto, una prova di forza con te stesso, una gara contro l’impossibile … un qualcosa che ti fotte l’anima, che ti fa sentire unico e solo, a volte onnipotente, ma troppo spesso anche fragile e solo, perché i sogni svaniscono e cominciano le responsabilità, ma quelli come me di responsabilità, di obblighi, di doveri, di veri e propri fardelli pesanti come eredità, ne hanno avuto fin troppi. Forse è così, forse è proprio così, ma intanto ha smesso di piovere e la città è ancora del tutto deserta come questa notte, come questa vita, come questa eternità. 19 agosto36 e 1L’estate è ancora qui, latente ed indifferente con i suoi amori sotto le stelle, con le sue parole mai dette e con tutte le carezze e i capelli sciolti sotto un cielo che non ha più segreti per nessuno, nemmeno per chi si vuole e si sa nascondere agli occhi di una luna ribelle e piena di sé all’inverosimile … L’estate è ancora qui ed io non l’ho nemmeno vissuta, tra troppe telefonate e problemi da risolvere, con davvero troppa superficialità da parte di chi vive le mie stesse problematiche, senza trovare soluzioni coerenti o vie d’uscita soddisfacenti … La verità però è che l’estate è già finita e lunedì si ricomincia ed io non ho nemmeno una goccia d’energia per ripartire, per fare funzionare già dall’inizio i meccanismi, per lasciare tutti soddisfatti fin dall’inizio. Vorrei avere la stessa abilità di fregarsene di tutto e di tutto, di approfittarsene che hanno alcuni dei mie conoscenti, ma non sono bravo io, mi carico invece tutto sulle spalle e vado avanti senza fermarmi … Tanto se c’è da piangere perché questo o quello sta male ci sono sempre io a stare ad ascoltare, a consigliare, a cercare un sorriso per alleviare il dolore … Tanto se c’è da prendere all’aeroporto questa o quella per portarla qui o la, da una parte all’altra della costa ci sono io pronto a riempire il serbatoio di benzina e a fare andare la macchina su una striscia bollente d’asfalto … Poi quando chiedo o ho bisogno spariscono tutti … Anche perché ormai mi sono abituato a non chiedere mai, anche perché sto bene così come sto ed alla fine so che reggo fino ad un certo limite, poi butto la spugna e volto pagina lasciandomi tutto alle spalle con la gelida capacità di non farmi più ferire da nulla perché ho imparato dalla vita che a collezionare ferite e cicatrici non si guadagna niente altro che una serie di indelebili dolorosi ricordi che fanno male all’anima … Ed allora via … avanti fino a quando non finisco la benzina … fino a quando non mi spengo del tutto, fino a quando non mi arrendo e mi lascio spegnere … Avrei bisogno forse di una vacanza, di spegnere tutto, di staccare la spina, ma non si può … intanto ho rubato altre foto ad alcuni amici e le ho messe sul blog, qualcuno mi è anche venuto a trovare questa estate, non chi speravo, non chi volevo accanto … Mi sento proprio un’anima alla deriva … 2 agosto02 agosto Mare ... estate ... solitudini ...Mare, mare, mare ... quanto tempo è passato da quella vecchia canzone di Luca Carboni ... all'epoca mi ero appena iscritto all'università. Avevo passato i test d'accesso solo per il voto di maturità, speravo forse di non essere preso in quella facoltà fatta di numeri e studio intenso, ma in fondo era una delle mie poche possibilità di andar via da casa, di lasciare il mio piccolo mondo antico per andare alla scoperta di un universo del tutto differente. Tanto tempo è passato … mi ricordo quello stanzone freddo in una città ostile, mi ricordo il concerto di Jovanotti e Carboni insieme, i miei primi due concerti di Ligabue e poi ancora i Simply Red, gli esami in facoltà, i tram nuovi, quell’incrocio ripreso in tanti film girati in quella città, le grandi strade deserte la notte, il barbiere sotto casa con la passione per i misteri dell’Egitto e poi le lettere infinite alla Spagna lontana, la nostalgia per casa, ma anche la morte improvvisa di mia nonna, i silenzi di un rapporto difficile con mio fratello ed il ritorno a casa in un’estate come questa … Era l’estate dei miei vent’anni, fatta di tumulti ed indecisioni, di avventure di una notte e di un grande amore lontano, un’estate di mare e sole senza pensare a niente se non a vivere a tutta velocità con la speranza di lasciarsi la vita alle spalle … forse per sempre … Ecco … forse avrei dovuto aprire questo mio nuovo blog con qualche spiegazione in più come ha fatto Marina, ma lei è più brava di me ed io piuttosto volevo solo voltar pagina e lasciarmi alle spalle ancora una volta una parte di me … sono fatto così, non mi abituo mai, cerco sempre nuove ispirazioni, nuovi stimoli, nella vita come qui sul web, ed è per questo che ho cambiato space ancora una volta … chi mi conosce mi ritroverà dentro le mie parole, dentro le mie esitazioni, dentro i miei slanci, dentro me stesso, qui, tra le righe di questo mio nuovo blog. Ne avevo bisogno, avevo bisogno di andare oltre, avanti, anche oltre me stesso … home sweet homeDa oggi si ritorna a casa ... ovvero qui ...riscrivo i vecchi interventi lasciati sull'altro blog, poi ricomincio da qui ... |
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