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日志


3月24日

Questo è il luogo dei pensieri

Forse ogni tanto non lo rammentiamo, ma questo è il luogo dei pensieri, il nostro universo parallelo, quello in cui possiamo rallentare un po’, riflettere e magari rimuginare sui nostri dubbi, scavando dentro noi stessi, in profondità.

Nella vita di ogni giorno non mi posso permettere di essere così, devo essere in maniera necessaria un orso bruno decisionista, pronto a prendere le soluzioni più giuste, ad interagire in maniera perfetta, a fare valere il proprio punto di vista, ma soprattutto ad organizzare il tutto in modo che niente vada a rotoli e che il meccanismo di per se delicato funzioni come un orologio … No, no, di certo non lavoro alla Nasa, a Cape Canaveral, se esiste ancora, non mi occupo dei viaggi dello Shuttle e nemmeno studio gli effetti dell’aerodinamica sulle Ferrari di Formula 1 (tanto ci pensa Massa ad andar fuori ugualmente), ma anche il mio lavoro nel suo piccolo o grande che sia ha bisogno di precisione, di meticolosa organizzazione, di tanti fatti e poche parole, per cui tutto quello che mi passa dentro, tutto quello che sono veramente, la mia reale vita interiore, alla fine la rovescio qui ed a volte mi rendo conto che può sembrare anche pesante …

Oddio, questo non è un periodo sensazionale, ho superato brillantemente un grande problema di lavoro e sono uscito fuori da un’accusa tanto ingiusta quanto falsa, ma solo in pochi sanno quanto è stato duro perché io da buon orso bruno mi sono tenuto dentro i miei problemi ed ho tirato dritto perché ero sicuro di essere in buona fede e che alla fine si sarebbe risolto tutto. Certe volte però è troppo duro, certe volte vorresti aprirti con gli altri, sfogarti, mostrare anche le tue debolezze, ma alla fine prevale la tua esperienza, la legge del passato che ti ha insegnato ad andar avanti da solo se non vuoi ulteriori ferite e cicatrici. Indelebili.

Tutto questo però va bene quando la posta in gioco, la situazione che viviamo dipende da noi, fino a quando siamo noi a poter gestire quello che è in ballo. Poi però succede che ti arrivano nella vita avvenimenti, come treni in corsa, che non sei in grado di gestire, che devi stare lì a provare di capire, ad aspettare, ed allora non c’è niente di più difficile, soprattutto per chi come me è abituato ad agire. Non sono state delle belle vacanze di Pasqua, la tensione è alta, qualcuno della mia famiglia sta male, i giorni passati in ospedale, dottori su dottori, tutti i tipi di analisi, esami, supermega tentativi, ma niente soluzioni. Alla fine forse si risolverà tutto con poco, ma non è facile soprattutto quando vedi la medicina, la scienza brancolare nel buio, andare solo per tentativi. Ecco, sono questi i casi in cui capisci che pur essendo convinto di gestire la tua vita in tutto e per tutto, alla fine la maggior parte delle cose risulta indipendente dalla tua stessa volontà e ti devi adattare, ti devi adeguare, devi saper aspettare …

Ecco perché scelgo questo posto per far defluire i pensieri, per lasciare libera anche la mia vena più grigia, per guardare la vita anche da un’altra prospettiva. Si, perché qui io sono Toru Watanabe, il me stesso che vive sul web, quello che si può permettere di stare a pensare un po’ di più, di espandere il suo reale io  interiore, di parlare anche a se stesso, di vivere un po’ meno di corsa … per questo qui è il posto dei pensieri, per questo qui è casa mia …

3月17日

si viene e si va ...

Gli aeroporti sembrano tutti uguali, partenze ed arrivi, arrivi e partenze, persone.

I panorami intorno agli aeroporti sembrano tutti uguali, come sfondi per il computer, quasi rarefatti, lenti, immobili, densi di verde e di marrone, praticamente vuoti di persone.

Non prendo un aero da troppo tempo, non parto da troppo tempo, non mi lascio la vita alle spalle da troppo tempo. Da troppo tempo vedo le persone che mi passano accanto, vedo la vita che mi passa accanto, vedo l’amore e gli affetti che mi passano accanto …

… e mi chiedo perché … o meglio ogni tanto mi chiedo perché …

La realtà dei fatti è che non riesco a controllare tutto come vorrei, che la vita mi scappa dalle tasche dei pantaloni, che quello che sento mi sbuca fuori dalle maniche delle camicie, che quello che provo lo tengo stretto a me sotto la maglia, giusto vicino al cuore …

… e mi chiedo perché … o meglio ogni tanto mi chiedo perché …

Oggi via mail mi è arrivato un test, il solito stereotipo di test, ma per un momento mi è venuta voglia di rispondere forse per parlare di me stesso al mondo, forse per esorcizzare la mia voglia di voler controllare il mondo, me stesso ed il mondo. Vorrei tornare ad usare le parole, ad incatenare le lettere alla pagina, ma non per fare un semplice test o per parlare di me stesso … già, finiamola, Toru Watanabe forse può essere interessante, ma io? A chi potrebbe interessare mai di me? Ed allora via …

Via perché ci sono troppi problemi, via perché vorrei risolvere tutto e subito e non ci riesco, via perché questo sarebbe il momento giusto per andare via e magari sparire per sempre e magari crearmi una vita diversa, completamente differente, vestendo i panni di un altro me stesso in via forse definitiva.

Per ora però gli aeroporti li guardo dall’esterno, accompagnano le persone che arrivano e gli amici che partono, guardo i panorami intorno agli aeroporti dai finestrini delle macchine e non dagli oblò dell’aereo, in attesa di andare via …

Intanto è ancora una volta domenica ed io guardo uno dei miei film preferiti in tv … Adoro “Scoprendo Forrester …” , non credo che servirà ad alleviare le mie preoccupazioni, non credo che la mia settimana migliorerà per questo, ma ho anche io diritto a sperare? Potrò?

Buonanotte …  

   

3月1日

Back again ...

Sono tornato …

Vorrei trovare le parole giuste stanotte, ma so già che non ci riuscirò … perché le parole giuste non arrivano mai quando servono, come i tram che aspettiamo alla fermata giusto quando calano le tenebre e resta poco della notte se non i sibili, gli stridori e le paure di tutti coloro che la vivono sopravvivendo …

Già, è notte anche stanotte ed io vorrei essere già a dormire, a riposare senza patemi, ma questa è stata una settimana durissima che ha messo alla prova la mia pazienza, la mia anima, il mio stesso esistere …

Partiamo dalla cosa più semplice: è tornato il mal di denti e con il mal di denti, vero incubo della mia esistenza da quando ero bambino e rubavo di nascosto miliardi di zollette di zucchero, è arrivato anche il festival di Sanremo, sempre più brutto, sempre più patetico, sempre più kitch. In realtà però né il festival, né il mal di denti mi hanno sconvolto l’esistenza quanto una telefonata che mi è arrivata d’improvviso lunedì ad inizio settimana. Una telefonata in cui senza nessun tipo di riflessione alcuna mi accusavano di un patatrack enorme, in cui non mi era data praticamente nessuna possibilità di difendermi, un impianto accusatorio costruito alla perfezione per distruggermi …

Adesso non starò a raccontarvi la vicenda, non starò a dirvi come la mia vita mi sia passata davanti agli occhi in un momento, come tutto mi ha travolto senza la possibilità di batter ciglio … no, grazie al cielo invece potrò raccontarvi come, grazie all’aiuto delle persone che mi conoscono veramente, grazie al saggio intervento di chi è mi stato veramente vicino, l’impianto accusatorio è stato smantellato pezzo per pezzo, riconducendo i fatti alla realtà così da poter fare svanire tutto come una bolla di sapone …

Sono stato male, essere colpiti lì dove pensi di non poter essere colpito mai è la punizione più grande, il dolore più pesante, il veleno più funesto. Piccoli residui di queste ore passate a rodermi dentro sono ancora in circolo, non tutta la rabbia è passata, non tutto lo sgomento è stato lasciato alle spalle, ma tutta questa vicenda mi ha insegnato forse quanto dobbiamo stare attenti nella vita a non commettere passi falsi o gesti impropri. Il confine tra il bene ed il male è davvero labile, ma la lucidità del male a volte è davvero sconvolgente …

Questo fine settimana avrei dovuto prendere un aereo e scappar via, forse era la soluzione ideale per lasciarsi tutto alle spalle, ma sono stufo di scappare, di doversi lasciar qualcosa dietro in bilico, in sospeso. No, più che altro avrei davvero bisogno di staccare la spina e questo fine settimana a luci spente, solo per me, forse in qualche modo mi potrebbe aiutare …

Ma non so se faccio bene, stare soli con se stessi accentua l’entità dei pensieri ed io ho già troppo a cui pensare … il lavoro con le problematiche devastanti di questa settimana per un momento vorrei lasciarlo proprio da parte, ma ci sono altri mille problemi da affrontare e poi c’è mio fratello che non sta bene … stasera per la prima volta l’ho sentito scoraggiato, ho visto i miei disorientati ed anche io in verità non sto capendo come devo agire in tempi brevi. Ho fatto un paio di telefonate, ho cercato un paio di soluzioni, vedremo … non è facile. Intanto sono tornato a scrivere qui: in questa settimana terribile ho sentito il vero affetto delle persone più sincere ed ho imparato a distinguere tra persone che valgono e gente che è pronta a rivoltarti come un calzino per vedere cosa ne è rimasto di te. Ho sentito però la necessità di tornare a scrivere di nuovo, ad isolarmi di nuovo dal mondo, a tornare ad essere per un giorno di più, forse ormai segnato per sempre dal destino, Toru Watanabe in Noruwei No Mori. La verità? In questi giorni mi sono sentito solo come non mai: freddo, solo, vuoto, senza troppe difese, senza la mia armatura di domopack, senza me stesso …