Toru 的个人资料Noruwei no mori... Tokyo...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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3月25日 Tanita TikaramDomenica, domenica di riposo (finalmente) e di pensieri (quelli non mancano mai), il tutto cercando di eludere la certezza che domani sarà di nuovo lunedì… È stata una giornata atipica: musica, tv, lettura, relax… avevo bisogno di staccare la spina e piuttosto che rimettermi in macchina per andare in un maxi centro commerciale a verificare le offerte per un notebook che ho necessità di comprare, ho preferito dormire un po’ di più cercando di recuperare l’ora di sonno in meno dovuta al cambio delle lancette e ho fatto di tutto per lasciare scorrere via le ultime scariche di adrenalina dopo un sabato all’insegna della tensione pura. Il primo dei due fine settimana decisivi è andato bene, ma adesso serve anche il responso di domenica prossima per mettere in archivio la pratica in maniera quasi definitiva e così sarà un’altra lunga settimana di tensione. Stamattina è arrivata la notizia del terremoto in Giappone: ho pensato subito ai miei amici lontani, ad Aki, Yoshikawa e Riikka in giro con la squadra, a Ton Ton e Atsji nella sede a Tokyo, Yuki nel suo negozio di dolci tipici giapponesi o al capezzale della nonna malata… Poi mi sono accertato della zona, lontana da tutti loro, e mi sono tranquillizzato almeno un po’, anche se un terremoto, soprattutto per chi come me ha vissuto l’esperienza in maniera diretta, è sempre qualcosa che ti scuote dentro fino a farti ricordare che non c’è niente di sicuro e definitivo per sempre. Pensiamo al Giappone, nazione iper-tecnologica e senza dubbio all’avanguardia per quanto riguarda la protezione civile che deve sottostare alle leggi della natura… alla fine siamo sempre solo piccolissimi granelli di sabbia, infinitamente piccoli rispetto all’universo in cui siamo inseriti. Ci sentiamo sempre al centro del mondo, pensiamo che tutto giri intorno a noi ed invece dovremmo rimettere in discussione la nostra visione egocentrica della vita… Così vale anche per i miei impegni di lavoro o per le mie ferite di cuore: alla fine non sono così importanti come l’evolversi naturale della vita, per cui farò in modo di voltare pagina e di affrontare le cose con maggior disinvoltura. Alla fine questo è quello che mi salva sempre, o almeno voglio convincermi che sia così: provo a dare tutto me stesso, pianifico tutto nei dettagli, mi arrabbio quando c’è qualcosa che non va come lo programmo, voglio che tutto funzioni alla perfezione, ma alla fine riesco anche a vivere il lato umano delle cose e a riderci su, oppure a rimettermi in discussione dopo una buona chiacchierata ed un sano scambio di opinioni. Quello che mi salva è che trovo ancora il gusto di entusiasmarmi anche per le piccole cose: le sorprese, le cose che non mi aspetto, mi danno una spinta in più e da queste piccole cose trovo la forza per voltare quotidianamente pagina, sperando che tutto possa procedere al meglio, anche se finora non è stato così. Anche per questo oggi sono stato felice di trovare un reportage su un settimanale che mi ha riportato alla mente l’epoca in cui ero nei primi anni di liceo: tra gli sconvolgimenti politici ed i libri del periodo, tra cui Due di Due di De Carlo che io personalmente ho scoperto solo qualche anno dopo, erano citate anche le canzoni più in voga del momento tra cui quella che ho scelto che davvero non ricordavo… ma ditemi la verità, chi se la ricordava più Tanita Tikaram? E chissà che fine avrà fatto adesso… Ecco, almeno noi non siamo stati sulla cresta dell’onda, nemmeno brevemente, ma siamo ancora qui e ci resteremo per un bel po’ se tutto va bene, con i nostri stravolgimenti personali e con la nostra vita da vivere, e questo è già un buon motivo per andare avanti e per cominciare la nuova settimana con un po’ di fiducia in più. Vedremo…
Ecco a voi la canzone di Tanita Tikaram: 3月20日 lunedì...Avete presente quel giorno dopo la domenica quando la sveglia sembra voler suonare sempre un po’ prima del previsto? Quel giorno in cui il cervello sembra chiuso per restauri almeno fino a mezzogiorno, quel giorno in cui tutto sembra andare a rilento ed i nostri neuroni sembrano essere andati tutti in tilt insieme, tutti in una volta… Si, proprio quel giorno in cui il cappuccino è più amaro e le notizie del quotidiano non portano nessuna buona novella, quel giorno in cui alla radio tutte le trasmissioni sono sintonizzate sull’edizione straordinaria per il rilascio di chissà-chi dopo un sequestro dovuto a chissà-che-cosa… Ecco, quel giorno per me è sempre il tragico lunedì… spesso poi capita che mi tocca lavorare anche la domenica, ogni sacrosanta domenica, ed allora il lunedì diventa solo il continuo della settimana passata e non l’inizio della settimana nuova, ovvero niente stacco mentale, niente pausa, niente wash-thrill per rilanciarsi alla ricerca di nuovi stimoli quotidiani in vista del sempre più lontano week-end… Poi capitano i lunedì come questo, quelli in cui nel giro di mezzora arrivano trenta telefonate nel giro di venti minuti, quelli in cui le telefonate non promettono nulla di bene e ti piovono addosso duemila problemi da risolvere senza avere nemmeno il tempo per riuscire a respirare… posso dire che odio questi lunedì? La settimana è cominciata nel peggiore dei modi, ovvero è continuata in maniera per lo meno pessima, ed io sono alquanto nervoso perché non riesco a tenere sotto il giusto controllo l’alternarsi delle vicende legate alla nostra attività. Se penso che un anno di sacrifici e sforzi passa tutto dalle prossime due settimane, non posso non essere in tensione ed allora tutti i miei psicodrammi passano in secondo piano e non mi passa nemmeno per la testa di spostare i miei pensieri da queste problematiche… Questo lunedì è cominciato all’insegna della nebbia, o meglio dell’umidità per strada e del cioccolato che ha invaso la città dove lavoro… ma per me niente dolcezze in vista, solo qualche impegno di lavoro in più, molte telefonate da fare e ricevere, fin troppe tensioni da eludere fino al prossimo week-end e poi un nuovo ciclo di attese in vista di quello successivo. Intanto sale l’adrenalina, crescono le aspettative ed io mi sento quasi come Proust nella ormai celeberrima Ricerca… Meglio chiudere qui, domani è ancora solo martedì… 3月15日 Tilt in middle march...Tilt… marzo mi manda in tilt: il mio equilibrio interiore ed il mio ritmo vitale combaciano perfettamente in una simbiosi confusionaria che mi lascia in preda ad un totale deragliamento con il risultato di non riuscire più a fare nulla per il verso giusto. Finalmente ha smesso di piovere, o almeno così sembra, ma la bella stagione non è ancora tornata ed io aspetto quel sole pomeridiano che mi abbaglia percorrendo la strada quotidiana verso la sede del mio lavoro. La attendo la bella stagione, forse la aspetto anche con un certo senso di inquietudine, ma intanto vorrei che il tempo si fermasse senza scorrere oltre, senza aggiungere altri momenti ai momenti che sono già andati, ai mesi che si accumulano l’uno sull’altro fino a diventare anni, agli anni che alla fine si incastrano a perfezione fino a costruire l’indefinito mosaico della mia vita, tanto disordinata quanto ancora del tutto in fieri… Domani parto per un altro breve viaggio: ci sarà tempo per pensare, ci sarà tempo per riordinare le idee, ma una volta tanto vorrei che ci fosse qualcosa di veramente interessante, di veramente devastante, a cui dedicare le mie masturbazioni mentali. Sono inquieto, mi capita spesso a primavera, ma soprattutto sono molto nervoso, o meglio non riesco a stare fermo ad aspettare che le cose succedono e vorrei incidere di più sul corso degli avvenimenti, sulla vita in generale, soprattutto sulla mia. Vorrei avere le idee più chiare, rimettere ordine nella mia esistenza, condurre una vita più ordinata, ma a quel punto non so se sarei più me stesso. Domenica ho rivisto Simonetta, sono molto legato a lei, è una persona speciale, ma non so se alla sua età riuscirò ad essere ugualmente soddisfatto guardandomi indietro. Il quid è il tempo che passa: mi sembra che il tram giusto sia passato e che io abbia smarrito per strada le occasioni giuste per fare un ulteriore passo in avanti. Qualcuno ha scritto che questo è un blog malinconico: non lo so, ma non credo. Si può definire forse il blog di una persona insoddisfatta, di un uomo che attraversa la vita, la propria vita, cercandosi di difendere da ciò che lo ha fatto soffrire e che potrebbe tornare a farlo star male di nuovo. Niente malinconie: le mie spalle sono larghe, non mi spaventa più di tanto subire un’altra bastonata improvvisa dalla vita, so che potrebbe arrivare quando meno me lo aspetto, ma provo a giocare d’anticipo e a tenere i piedi per terra, almeno fino a quando posso. La verità? La verità è un’altra: vorrei innamorarmi, essere a centro dell’attenzione di una donna che sa darmi tutta se stessa, essere nuovamente capace di ritrovare emozioni perdute e di precipitarmi verso slanci incontrollati, ma poi torno alla pura realtà e mi accorgo che rischiare di diventare un perpetuo peter pan può diventare fin troppo pericoloso anche per chi come me ha sempre saputo addomesticare la vita in proprio favore. Ho fatto scorta di domopack, è vero, ma non so se sia il caso di trovare una cura alternativa per sconfiggere questa perpetua insoddisfazione… intanto sono quasi le sei di una mattina di metà marzo ed io non ho ancora preso sonno. È proprio marzo, già, ed io sono andato completamente in tilt…
Ps: c’è una canzone che mi torna ogni tanto in mente, una canzone che ho amato molto nei tempi che furono… Loro si chiamavano LOVE AND MONEY, la canzone era semplicemente HALLELUIAH MAN… eccola…
3月9日 pioggia di primaveraSembrava… sembrava che la primavera fosse arrivata con i suoi colori sgargianti ed i miei maglioncini leggeri, sembrava che il sole avesse invaso le strade che percorro ogni giorno e che il mare avesse cominciato a diminuire i suoi tumulti invernali per restituirci la sua identità cristallina. Sembrava… Sembrava… sembrava, ma è arrivata la pioggia di marzo che mi ha bagnato i pensieri ed ha reso l’asfalto di nuovo viscido ed incerto, è arrivato il mese dei desideri spezzati a metà con le aspettative disseminate in ogni angolo del nostro sentire e le disillusioni nascoste dietro ogni angolo del nostro vivere. Marzo è pazzo, me lo sono sentito ripetere continuamente da quando frequentavo l’elementare nel plesso più vecchio della mia città ed ero innamorato della mia maestra tanto cara e gentile… Marzo è pazzo e me ne sono accorto due anni fa quando proprio in questo periodo dopo aver aspettato tre mesi per una vacanza mi sono visto cancellare il mio aereo per una nevicata tanto improvvisa quanto fitta e pesante che ha mandato in fumo i miei piani vacanzieri… Così la pioggia è arrivata anche in questi giorni che dovevano preannunciare un altro glorioso weekend di primavera ed in fondo non so nemmeno se dispiacermene visto che in questo periodo devo stare concentrato al mille per mille sui prossimi passi da percorrere. In questo marzo pazzo, nelle prossime quattro settimane è in gioco gran parte dell’attività che abbiamo messo a punto dalla scorsa estate ad ora: se tutto va bene, se tutto procede come speriamo e come abbiamo progettato a priori, possiamo cominciare a programmare anche i passi futuri, a delineare quella che sarà ancora una stagione di passi decisivi in avanti. Questo marzo pazzo che sta riempiendo di pioggia anche questo venerdì deciderà dunque almeno in parte i miei passi futuri: siamo ancora una volta ad un passo di svolta, come sempre nella mia vita del resto. Se tutto procede per il meglio comincio a mettere le basi per un impegno più solido con il mio progetto attuale: prenderò un piccolo alloggio nella città che per ora raggiungo quotidianamente in macchina, darò una struttura più delineata alla mia attività, comincerò a progettare nei dettagli i passi necessari da percorrere per provare a non sbagliare nulla. Lo so, lo so, sono abbastanza vago, ma non si possono scoprire tutte le carte in una volta ed io sono abituato ad essere estremamente riservato. Si dice però che la pioggia lava le ferite e porta via tutto… spero sia davvero così e che questo pazzo marzo di un 2007 che è arrivato troppo in fretta nella mia vita mi aiuti a gestire al meglio le mie emozioni. Avrei voglia di mettere da parte questo benedettissimo domopack con cui ho deciso di proteggermi il cuore, avrei voglia di lasciarmi andare di nuovo, di vivere il vibrare delle pulsazioni che ti sconvolgono fino a farti sentire dentro tutte le diverse prospettive dell’essere vivo, ma non posso… Non posso perché conosco le ferite, perché conosco i passi pesanti della solitudine quando si devono compiere poi delle rinunce, perché ho percorso la via del distacco e conosciuto la strada del dolore, perché non basta il voler vivere in profondità quando la vita è pronta a sbatterti in faccia tutta la sua cruda realtà. No, stanotte ho finalmente dormito di nuovo e questo giorno piovoso di marzo pazzo e crudele mi sta aiutando a fare chiarezza: non rinuncerò al domopack, non rinuncerò ai passi decisi verso la salvezza, non rinuncerò a quel poco che resta di me stesso, eppure so che non sarà così, proprio perché mazzo è pazzo ed io sento già l’odore della primavera anche dentro questa pioggia leggera che inzuppa i miei pensieri e moltiplica le mie indefinite incertezze di uomo che attraversa la vita…
3月6日 another nightNotte… né prima né dopo gli esami
Sarà la quarta o la quinta notte di seguito che non dormo, o meglio che non riesco a prendere sonno prima che sia notte inoltrata ed allora ho messo su il dvd di “Notte prima degli esami” con tutte le sue imprecisioni su dischi, canzoni, poster e citazioni che non corrispondono perfettamente a quel periodo della mia vita, ma che però riescono a richiamare alla memoria in maniera nitida quel periodo della mia storia personale, della storia personale di ognuno di noi… Quel 1989 non lo dimenticherò mai, quella estate del 1989 non la dimenticherò di fatto perché ho vissuto un balzo in avanti formidabile tra primi innamoramenti veri, o similveri, il primo viaggio in Inghilterra, nella mia Londra, al St. Barth’s College in piena City ed il primo torneo di beach volley organizzato direttamente da me… Tempi andati, tempi che furono e ricordi di cui resta poco nella mia vita se non lampi veloci di memoria ed immagini a metà tra il cuore e la mente… la maturità sarebbe arrivata solo un paio di anni dopo con un quinto anno di liceo tutto da dimenticare ed un esame che ha lasciato strascichi e delusioni con polemiche, come tutto nella mia vita del resto… ma della mia maturità non credo valga nemmeno la pena parlarne o quantomeno scriverne qui… posso solo ammettere di non essere stato un sessantista, di aver fatto il mio tema su Mazzini, di aver portato agli orali Italiano ed Inglese e di aver litigato alla grande su Montale dopo aver sproloquiato su T.S. Eliot, segni del destino? Chissà, forse, ma il giorno dopo l’orale ho preso un treno e sono partito per andare a trovare Stefania, Angela e Federica conosciute l’estate prima in Inghilterra… Di quel periodo della mia vita forse vale la pena più che altro ricordare la mia Vespa blu, mitica compagna di disavventure… ma non si era detto di non perdersi nelle memorie?... Torniamo al presente: negli ultimi quindici giorni non ho trovato tempo praticamente per niente, a volte vorrei essere più multi-tasking, vorrei imparare a godere di quei pochi momenti di libertà che mi restano, vorrei tornare ad essere una persona più o meno normale. Non starò qui a scrivere che rimpiango quella psicobenedetta epoca, quei favolosi anni ottanta-novanta, perché alla fine di passaggi a ritroso nel tempo ne vorrei e dovrei fare fin troppi nella mia vita, ma mi sta bene forse così e continuo a rincorrere ancora una volta sogni, progetti e forse me stesso… Cosa è cambiato da allora? Forse poco o niente, forse tutto… allora mettevo la mia musica in variegate compilation sui nastri delle cassettine da novanta minuti, adesso va tutto su cd da ascoltare in macchina o in mp3 salvati sulla memoria esterna del mio notebook che vanno a finire poi dentro il mio ipod azzurro preso in Giappone… La musica, già, stavolta facciamo un’eccezione… niente citazioni di canzoni, niente video da youtube.com, chiudiamo qui: mi vedo la fine del film e poi provo a dormire. Domattina devo tagliarmi la barba lunga, andare in posta a spedire un pacco per Yuki che lo aspetta da un paio di settimane ormai, fare lavare la macchina che si porta dietro i ricordi di pioggia e fango che sembrano aver lasciato il posto ad un deciso inizio di primavera… poi di pomeriggio si torna a lavorare, si torna alla solita routine, con i timori che devono diventare certezze, con una settimana in cui si potrebbe decidere in un senso o nell’altro già gran parte dell’esito del lavoro fatto negli ultimi mesi. Lo so, dovrei essere molto più chiaro, ma restare a metà tra una linea d’ombra e l’altra è la mia specialità… già…
Ps: ho un solo problema, sta finendo la mia personalissima scorta di domopack, chi me ne presta un po’? |
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