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日志


12月31日

Sotto il vischio 4: troppi pensieri aspettando il futuro

Troppi pensieri, troppi quesiti nella mia mente, forse anche troppi propositi aspettando l'anno che verrà, ma Toru Watanabe sta imparando la vita dalla vita e ne scopre giorno dopo giorni i risvolti riflessi nella quotidianità. Come al solito vorrei cambiare vita, conoscere gente nuova, non fermarmi mai ed allo stesso tempo viene fuori il mio essere orso solitario, chiuso a riccio con i suoi pensieri, fortezza insespugnabile: è la mia contraddizione di fondo tra l'essere ed il resistere, il mio dubbio latente che mi terrà compagnia per sempre.
Allora aspettiamo l'anno che verrà con qualche verso liberatorio e con una canzone degli Snow Patrol che sto amando sempre di più in questo periodo con un pensiero a tutti coloro che passano di tanto in tanto da qua, questo blog infondo è anche vostro... almeno un po'...
 

Night

 

Ho conosciuto le stelle e le notti,

mi sono perso per strada senza comprendere

delle verità la falsa valenza

perché credevo nelle scelte

e nel loro puro candore.

 

Ogni passo ha un calpestio molesto

ed ogni cielo ha il suo spazio infinito,

ma io sarò mai padrone di me stesso?

La notte ha occhi scuri come i tuoi,

la tua pelle è troppo distante dalla mia.

 

L’anima vaga di eterno in eterno,

poi si ferma dentro corpi ed entità,

evita momenti di riflessione e stasi,

segue il flusso dello svolgersi

dipanandosi tra realtà e verità.

 

Ho bisogno di false certezze

e di incompleti punti di riferimento,

voglio percorrere la mia emotività

arginando falsi antropomorfi dolori:

sento il mio cuore battere e non è per te.

 

Set the fire to the third bar

(Snow Patrol feat. Martha Wainwright)

I find the map and draw a straight line
Over rivers, farms, and state lines
The distance from here to where you'd be
It's only finger-lengths that I see
I touch the place where I'd find your face
My finger in creases of distant dark places

I hang my coat up in the first bar
There is no peace that I've found so far
The laughter penetrates my silence
As drunken men find flaws in science

Their words mostly noises
Ghosts with just voices
Your words in my memory
Are like music to me

I'm miles from where you are,
I lay down on the cold gound
I, I pray that something picks me up
And sets me down in your warm arms

After I have travelled so far
We'd set the fire to the third bar
We'd share each other like an island
Until exhausted, close our eyelids
And dreaming, pick up from
The last place we left off
Your soft skin is weeping
A joy you can't keep in

I'm miles from where you are,
I lay down on the cold gound
And I, I pray that something picks me up
and sets me down in your warm arms

And miles from where you are,
I lay down on the cold gound
and I, I pray that something picks me up

12月26日

Sotto il vischio 3: il tempo passa e va...

Anche sotto il vischio il tempo passa e va...
Avevo scelto questa canzone per avvicinarmi all'anno che verrà, ma mi ritrovo ad inserirla adesso nel blog perchè non credevo che il Natale potesse passare così in un baleno senza lasciare altre cicatrici sulle mie ferite aperte.
Adoro questa canzone non solo perchè è di uno dei miei gruppi preferiti, i Counting Crows di Adam Duritz, ma soprattutto perchè mi fa pensare a quello che è stato ed a quello che sarà...
Per me è stato un anno duro in cui, anche se per mia scelta, ho dovuto ricostruire del tutto la mia vita. Ricordo questo stesso periodo l'anno scorso, ricordo la neve di Basilea ed un senso di solitudine forse più grande di quello che provo adesso, ricordo però la magia per sentire che in fondo qualcosa si stava concludendo e che ero io a chiuderlo definitivamente. Poi è successo di tutto, dalle emozioni contrastate di Roma ricordando una persona che non c'è più alla neve inaspettata del Veneto anche nel vialetto di casa, da quel calendario realizzato con tanto impeto in un brevissimo spazio di tempo alla cena agitata di fine anno, dagli amici giapponesi invitati fino alla cerimonia, l'ultima, prima di decidere di andar via definitivamente.
C'è un tempo per tutto e questo tempo di vacanze di Natale mi rende sempre malinconico, forse perchè penso che in quella piazzetta attraversando il freddo gelido di un inverno mediterraneo ci siamo detti addio forse per sempre senza che io me ne fossi accorto pienamente. Ma il tempo passa e va e con il tempo siamo bravi, forse, anche a rigenerarci...
Quest'ultimo anno è stato dunque veramente pieno di cambiamenti: sono tornato alla base, mi sono ricostruito una vita, non ho come sempre realizzato i propositi che mi ero prefissato, ma poi ho voltato pagina e ho cominciato a configurare meglio la mia esistenza. Il tutto non perchè ho comprato dopo secoli la macchina che volevo, perchè mi sono innamorato del Giappone o perchè adesso anche dal punto di vista lavorativo comincio ad avere importanti soddisfazioni in quello che è il mio interesse primario, ma soprattutto perchè sto imparando ad essere un uomo nuovo, diverso, che dorme sempre poco la notte, ma che forse ha ritrovato spazio per dare sfogo alle sue passioni.
Una cosa è certa: in quest'anno che è passato o che sta volgendo al termine ho messo in  cantina l'amore, archiviato per sempre così da allontanare le sofferenze e non restare nuovamente invischiato in un vento ribelle di passioni. Per Natale mi sono regalato un bel rotolo di Domopack ed ho impermeabilizzato il mio cuore isolandolo da pericolose tumultuose tentazioni. Così è passato anche questo dicembre, passa e va lentamente con gli ultimi giorni che portano in eredità rimpianti, ricordi e forse i soliti propositi, ma meglio non voltarsi a guardare dietro e non sperare troppo nel futuro: c'è ancora un presente da vivere ed è questa la grande novità.

A long december and there's reason to believe
maybe this year will be better than the last
I can't remember the last thing that you said as you were leavin'
Now the days go by so fast
And it's one more day up in the canyon
And it's one more night in Hollywood
If you think that I could be forgiven... I wish you would
The smell of  hospitals in winter
And the feeling that it's all a lot of oysters, but no pearls
All at once you look across a crowed room
To see the way that light attaches to a girl
And it's one more day up in the canyons
And it's one more night in Hollywood
If you think you might come to California... I think you should
Drove up to Hillside Manor sometimes after two a.m.
And talked a little while about the year
I guess the winter makes you laugh a little slower
Makes you talk a little lower about the things you could not show her
And it's been a long December and there's reason to believe
Maybe this year will be better than the last
I can't remember all the times I tried to tell myself
To hold on to these moments as they pass
And it's one more day up in the canyons
And it's one more night in Hollywood
It's been so long since I've seen the ocean...
I guess I should

 "A LONG DECEMBER"
COUNTING CROWS

12月24日

Sotto il vischio 2: Natale a modo mio

La Vigilia di Natale arriva in silenzio come ogni anno, sembra quasi voler bussare alla porta di casa mia con ricordi e rimpianti e con un velo di nascosta felicità. Lo Vigilia di Natale è sempre un giorno speciale: come vuole la tradizione si preparano i tipici piatti che prolungano la cena fino alla mezzanotte, fino allo scambio dei regali, fino alla solita storia raccontata dalla persona più anziana della famiglia che tramanda così il ricordo fino ai più piccoli. é la storia del nostro Natale...
Mio nonno io non l'ho conosciuto, ma me lo ricordo perfettamente in quella foto in cui tiene per mano mio cugino ed ha le rughe della fronte scavate come se i pensieri e le preoccupazioni lo avessero attraversato a lungo nella sua vita. Mio nonno io non l'ho conosciuto, ma lo ricordo attraverso i racconti di quando ero bambino su una famiglia grandissima e molto unita, su un periodo della nostra storia completamente diverso, su valori e tradizioni che ancora vivono dentro di noi. Mio nonno io non l'ho conosciuto, ma mio padre quella Vigilia di Natale ha percorso lentamente le scale per andarlo ad avvertire nel suo studiolo, nel suo rifugio di lavoro, che la grande cena di famiglia era pronta, che aspettavano solo lui. Mio nonno io non l'ho conosciuto, ma la Vigilia di Natale ogni anno c'è un momento in cui si racconta come mio padre lo trovò nei suoi ultimi momenti, come se lo sentì morire tra le braccia, senza nessun preavviso, senza che nessuno sospettasse nulla. Mio nonno io non l'ho conosciuto, ma questa è la storia triste che attraversa ogni nostra Vigilia di Natale ed anche solo per un momento il racconto si interrompe, gli occhi luccicano, il cuore traballa e l'animo si fa cupo, prima di schiudersi di nuovo come una farfalla che apre le ali per prendere di nuovo il volo. Mio nonno io non l'ho conosciuto, ma questa è una storia triste e semplice che mi fa riflettere ogni Natale sui valori, sugli affetti, su tutto ciò che siamo e non siamo ed allora mi accorgo che non ho il diritto di lamentarmi o di giudicare se questo sarà un Natale più o meno felice di quelli passati o di quelli futuri...
 
Buon Natale a tutti voi
 

C'è la luna sui tetti c'è la notte per strada
e le ragazze ritornano in tram
ci scommetto che nevica, tra due giorni è Natale
ci scommetto dal freddo che fa.

E da dietro la porta sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù
è un peccato davvero ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu.

E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.

E tu scrivimi, scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso e ti si ferma sul viso
quell'allegra tristezza che ci hai.

Qui la gente va veloce ed il tempo corre piano
come un treno dentro una galleria
tra due giorni è Natale e non va bene e non va male
buonanotte, torna presto e così sia.

E tu scrivimi, scrivimi
se ti torna la voglia
e raccontami quello che fai
se cammini nel mattino e ti addormenti di sera
e se dormi, che dormi e che sogni che fai.

Natale
(Francesco De Gregori )
12月22日

Sotto il vischio 1: Natale in casa Subsonica

Cercavo qualcosa di speciale per dare una mia versione di Natale:
avrei potuto raccontarvi una storia triste di una Vigilia ormai perduta nel tempo
ma che torna ogni anno e ad ogni riunione di famiglia,
avrei potuto raccontarvi di come sarà quest'atmosfera natalizia,
poi questa canzone mi è venuta incontro ed io ve ne pubblico il testo
ed una recensione... è una canzone che mi ha fatto vibrare l'anima,
lasciandomi appeso ad un filo, con mille e più pensieri attorcigliati
intorno all'unica idea che continua a girarmi in testa, a pulsare nelle vene,
a battere  a circa due nanomillimetri dal mio cuore...
 

E' inutile sai,
il male che fa
il peso di un bacio.
L'hai dato soltanto
perchè eri da solo.

La colpa dov'è
Qua intorno non c'è
Sai dirmi tu dov'è
In un giorno che piove

Un giorno che tu
ti senti inutile
Coriandoli a natale
Ed ancora troppo
troppo stanco per ricominciare.
Ma scommetto che poi..
Tu te ne andrai

E' semplice ma..
ma non dire che
la vita ti prende
soltanto alle spalle.

Ti ha preso in un giorno in cui ti senti inutile.
Coriandoli a Natale
Ed ancora troppo
troppo stanco per ricominciare.
Ed ancora troppo
troppo stanco per ricominciare.
In un giorno che
ti senti inutile
Coriandoli a Natale
Ma scommetto che poi..
Tu te ne andrai

E' inutile sai
il male che fa
il peso di un bacio
dato soltanto
che eri da solo
Coriandoli a Natale
Ed ancora troppo
troppo stanco per ricominciare.

Ma scommetto che poi...
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai
Tu te ne andrai...

 
 
 
SUBSONICA - Coriandoli a Natale
Un lavoro che contiene i brani dal vivo registrati durante il recente Terrestre Tour, alcune versioni acustiche del loro repertorio live e singolari, curiosi omaggi ad altri autori: si intitola "Terrestre Live e varie altre disfunzioni" il doppio album dei Subsonica da cui è stato tratto il primo singolo "Coriandoli a Natale". Il brano è stato scritto da Gigi Restagno nel 1996, con la collaborazione del poeta Luca Ragagnin. Restagno, scomparso ormai da quasi dieci anni, era un musicista geniale, autore, conduttore radiofonico e molto altro ancora. Proprio a lui è dedicato il primo album dei Subsonica e in sua memoria Samuel e Max hanno più volte eseguito questo brano nell'atmosfera raccolta di periodici raduni musicali organizzati dai musicisti torinesi per ricordare l'amico. All'interno di questo album ricco di sonorità acustiche non poteva mancare questa importante testimonianza, la giusta occasione per far conoscere a tutti il talento dell'amico scomparso. Una versione intensa, con la voce di Samuel che accompagna un senso di solitudine e di inutilità come quella dei coriandoli a Natale...
12月18日

Japan Flashback 7: Coming back Home

Il ritorno da Kyoto ad Osaka è stato un po' come un viaggio attraverso il tempo: dalla magia di una città senza confini spazio-temporali alla straripante confusione di una metropoli ultraveloce e disorganizzata nel suo organizzatissimo andirivieni...
Ritorno alla mia camera d'albergo che domina dall'alto la stazione di Kyobashi e tutta l'area circostante. Insegne colorate e treni che attraversano la notte: io ho i miei pensieri, tanti, forse troppi. Alla fine decido che quando torno in Italia aprirò un blog per raccontare questa storia, ma è solo un'intenzione, la scelta la faccio la sera a cena con Yuki... forse però è meglio spiegare una cosa alla volta.
Scrivo una mail a Yuki: mi sono accorto infatti che sul suo bigliettino c'è solo il numero di telefono della sua pasticceria e come appuntamento ci siamo dati solo un generico riferimento, la stazione centrale di Osaka alle sette di sera. Ritrovarsi infatti la sera dopo diventa quasi un'impresa e dopo mezzora di lunghe ricerche riusciamo a trovarci: passeggiata lungo i corridoi dell'immenso centro commerciale della stazione di Osaka, passeggiata similromantica sotto una pioggerellina fine lungo le strade di una Osaka meno frenetica, passeggiata fino ad un ristorante italiano e cena con una bottiglia di vino novello. Il tutto parlando di musica, di lei che suona il basso e che non è nè buddista nè scintoista, della sua pasticceria e del suo hobby, la fotografia, ma allo stesso tempo della sua passione per la pallavolo nata quando la praticava a scuola e della sua intenzione di fare un viaggio in Europa. Lei ha già mezzo progettato un viaggio in Francia con una sua amica, io la invito in Italia, lei mi risponde che vorrebbe vedere dal vivo in Italia una partita di Shin... parliamo di tutto, dei dolci italiani differenti da quelli giapponesi, ma anche di libri, di Richard Bach che abbiamo letto entrambi e di Haruki Murakami che abbiamo scoperto di amare: Tokio Blues per me, Noruwei No Mori per lei, lo stesso libro, le stesse emozioni, le stesse inquietudini tra le righe o nella testa. Da qui l'idea definitiva del blog sul Giappone, di raccontare a ritroso con dei flashback il mio viaggio in Sol Levante, da qui quello che leggete...
Non sto qui a raccontarvi il resto della serata con Yuki, ma è stato il miglior modo per salutare il Giappone...
Gli addii sono sempre tristi, specialmente quando si deve salutare una parte di se stessi, mettendo fine ad un viaggio che è servito non solo per gli spazi riservati al lavoro, al volley o alla vacanza, ma soprattutto a me stesso. Ci pensavo lungo il tragitto in taxi da Kyobashi all'aeroporto Kansai di Osaka: adesso sono un uomo diverso, nemmeno la vacanza in Kenya della scorsa estate mi ha cambiato così. Ognuno di noi ha un passato, una parte di sè che vorrebbe forse mettere in un angolino... bene, ecco, io ho alcune ferite che non si rimarginano e sto ancora cercando la medicina giusta, anche se so bene che certe volte è solo il tempo a rimettere in ordine gli eventi.
Il Giappone resterà per sempre nella mia vita insieme alle persone che ho incontrato: da Atsji che mi ha fatto da accompagnatore e guida in ogni spostamento, fino al mio amico Aki che è stato il tramite perchè questa avventura giapponese cominciasse. Senza dimenticare Cris, l'interprete carina alla riunione di lavoro, Ton Ton che mi ha conquistato per simpatia e Yoshikawa che mi ha accolto con il grande rispetto giapponese, e poi Riikka che dovrà trascorrere i prossimi sei mesi nel Sol Levante, tutti gli amici del mondo del volley incontrati ai Mondiali, e poi Yuki che ha dato il via definitivo all'ispirazione per questo blog...
A tutto questo ho pensato lungo l'infinito viaggio di ritorno in aereo, prima di tornare alla mia vita di ogni giorno, mai monotona e uguale, forse atipica e difficile da incanalare in binari di normalità, ma adesso densa di un po' di questa magia che mi sono portato dietro dal Giappone...   
12月13日

Japan Flashback 6: Kyoto

Non dimenticherò facilmente il suono leggero dei nostri passi scalzi lungo il percorso dell'infinito corridoio Sanjusangendo con le sue statue tutte uguali ma tutte diverse ed un sacro effluvio di spiritualità... Non dimenticherò facilmente la dmensione di calma ultraterrena del giardino e del laghetto dello Heian Shrine in cui il tempo sembra essersi fermato per sempre... E di certo non dimenticherò facilmente la maestosità sacra ed il panorama inverosimilmente sospeso nel tempo e nello spazio dell'insieme del Kyomizu Temple, giusto ad un passo dal cielo, quasi a portata di eternità...
é questa la mia Kyoto... la Kyoto che ricorderò forse come la parte più bella del Giappone, come la parte più profonda del mio viaggio in Sol Levante, a metà tra la modernità del paese dell'elettronica e il tempo senza tempo di una storia che non c'è più.
ma partiamo dall'inizio...
meno tre: tre giorni all'alba, o meglio due e mezzo, ma mi voglio godere gli ultimi sprazzi di Giappone fino in fondo ed allora chiedo ad Atsji di portarmi a Kyoto per un po' di turismo vero e proprio adesso che il Mondiale è finito ed io sono libero del tutto dal lavoro. Partiamo in tarda mattinata: la stazione di Osaka è il solito alveare impazzito con un nugolo di gente pronta a scappar via da tutte le parti, noi prendiamo il treno per Kyoto, circa un'ora e mezza di silenzi e segnali tra me ed Atsji... il suo inglese è ormai agli sgoccioli ed io non ho più voglia di parlare e riparlare a gesti... metto su il mio Ipod Nano nuovoe guardando il panorama penso a Yuki ed alla sua pasticceria di dolci giapponesi: l'indomani la rivedrò, ma mi sarebbe piaciuto portarla con me a Kyoto. Ecco, per me Kyoto diventa subito la città sacra del Giappone, non so perchè, ma ho pensato, riflettuto, in un certo senso anche pregato, respirato un'aria diversa in questa città incredibile sospesa tra il terreno e l'ultraterreno...
Arriviamo in stazione e mi accorgo che i giapponesi assomigliano davvero ad una moltitudine di formichine operose... ma quanti diavolo sono, ma quanta gente c'è in giro, ma quante persone si muovono indistintamente all'interno delle stazioni?
ogni stazione che ho visto si trasforma da semplice centro di partenze ed arrivi ad un grande centro commerciale con alberghi, ristoranti e tutto ciò che serve... ed anche ciò che non serve...
Fuori dalla stazione un'altra torre che ricorda la civiltà occidentale: se quella di Tokio assomiglia alla Tour Eiffel, questa sembra una copia distorta di quella di Seattle... ma non importa, ci avviamo verso l'albergo da cui parte il tour pomeridiano per visitare Kyoto. La nostra guida è molto brava, spiega tutto nei dettagli in un inglese finalmente chiaro e riesce anche a suscitare la tua curiosità... sarà la magia di Kyoto, chissà... Prima tappa lo Heian Shrine, il tempio shintoista tutto colorato di arancione... ci sono milioni di bigliettini votivi legati agli alberi ed alle griglie, ognuno ha lasciato un desiderio, un pensiero, magari una sua debolezza, chissà... dietro allo shrine c'è un giardino meraviglioso con un laghetto che si può attraversare su pietre difformi che emrgono a pelo d'acqua: volete che il nostro eroe non abbia deciso di non attraversare pietra dopo pietra? immortalato anche da una foto del mitico Atsji che da buon giapponese preme il bottone della macchina fotografica come i pistoleri con la loro fedele colt... Il giardino poi si apre su un lago ancora più ampio e su un ponte magico...
Seconda tappa: Sanjusangendo... niente foto, tempio buddista, migliaia di statue di legno dorato che rappresentano le varie forme della divinità, tutto lungo un corridoio interminabile, al centro una mega statua di Buddha e quasi la certezza del nostro desiderio di riuscire finalmente ad avere un karma quantomeno modificato... chissà!
Ultima tappa la collina dei Kyomizu Temple: si arriva tutti in fila con una ripida salita che scopre solo nella parte finale la magia dei templi e del loro essere quasi sospesi nello spazio e nel tempo. Se mi giro indietro vedo la Kyoto moderna avvolta in un tramonto mozzafiato, qui invece sembra di essere invece già in un paradiso riservato solo a pochi eletti che vogliono pensare, rifletter, chiedersi mille volte perchè... il resto sarebbe superfluo da raccontare, vi lascio alle foto che forse lasciano traspirare almeno una parte di quella magia... una magia che mi è restata nel cuore.  
12月9日

Japan Flashback 5: Volley Mundial.. tappa finale, Osaka

La prima pioggia giapponese ed il primo cielo spettrale... Infilo una camicia e la mia felpa blu con il cappuccio, sono fremente all'idea di andare a vedere le semifinali. Possiamo entrare di nuovo nella storia, di nuovo dopo quattro anni, ma si sente che c'è qualcosa che non va... manca quello spirito di conquista di Berlino, quella voglia di stupire, forse gli stessi occhi di tigre, o è solo la consapevolezza di non valere di nuovo abbastanza. Prendiamo due treni, o meglio una metro o un trenino, in breve tempo siamo al Palasport: da Kyobashi appena un quarto d'ora. Il Palazzetto si staglia contro il cielo ed il silenzio della metropoli fuori dalla stazione: lungo la breve strada che porta all'ingresso venditori di cibo e ventagli, poi i bagarini, infine squilla il telefono... è Aki, lui e Riikka arriveranno stasera, ceneremo insieme, arriverà anche Yoshikawa...
Il Palasport è immenso, circa ottomila posti a sedere, ma mi piace meno di quello di Nagoya... si intravedono già i brasiliani pronti a far scattare le loro coreografie da stadio, qualche bandiera italiana, gruppi di tifosi serbi, ancora pochi giapponesi... ci accolgono le note di Ready Go! dei sempre più ossessivi Wat, poi tutto comincia ed il sogno svanisce... inutile raccontare come si vede subito che la Russia è pronta ad asfaltarci, come gli occhi sono spenti, come nessuna soluzione sembra valida... quattro anni dopo siamo un'altra nazionale e non so se è percè non c'è più il condottiero che ha plasmato la creatura che raggiunse l'oro o perchè quello fu un Mondiale dalle tante circostanze favorevoli... ne parlo durante l'altra semifinale con il direttore del SuperVolley russo, ne parlo con Riikka e Aki a cena mentre mangiamo yakitori e beviamo Suntori, la birra giapponese in un localino fumoso del centro di Osaka... Lo spiego anche a Yuki, una giapponesina molto carina che ho conosciuto e di cui mi sarei potuto perdutamente innamorare se il mio cuore avesse ancora battiti... lei è ad Osaka per fotografare il Mondiale, le foto e la pallavolo sono la sua passione, ma in realtà ha un piccolo negozio di pasticceria vicino Kyoto. Le lascio il mio bigliettino da visita, ormai mi sono adeguato anch'io all'usanza giapponese, spero di rivederla il giorno dopo per le finali...
Il giorno dopo Yuki c'è e passiamo gran parte del tempo insieme: intanto sfuma la medaglia e mentre saluto Ivana con quel bronzo al collo mi viene un po' di rabbia per come ci siamo fatti sfuggire anche questa occasione, poi incontro Rosir che si è meritata il premio come miglior schiacciatrice e l'abbraccio con la speranza di poterla rivedere un giorno insieme al mio amico Nicola che ha coronato con lei il suo sogno d'amore, ma che non la può vedere come e quanto vorrebbe. Poi dopo il milione di foto con la Russia di Gianni Caprara in festa (che bella la gioia del suo staff praticamente tutto italiano) e con il sorriso delle giapponesi che abbracciano Rosir, saluto tutti mentre scorrono in sottofondo ancora una volta le note di Ready Go!, ma stavolta è finita davvero ed il sogno mondiale è svanito con gli ultimi flash dei fotografi. Tra quattro anni chissà che sogno sarà, ma sarà ancora qui in Giappone, ed io spero di esserci ancora... intanto mi godo gli ultimi tre giorni di vacanza, domani si va a Kyoto, dopodomani mi vedo con Yuki se sono riuscito a combinare bene l'appuntamento, poi si parte e tutto svanirà lentamente lungo il lento ed infinito volo di ritorno a casa... Niente più foto, ricordini da comprare, niente più Wat e VolleyBoo, niente più amici da salutare o sogni da inseguire, solo ricordi da portarsi dentro, forse per sempre.
12月2日

Japan Flashback 4: Osaka

L'arrivo ad Osaka da Nagoya è quasi traumatico... Lo Shinkansen ci deposita in una stagione iperaffollata e per la prima volta anche Atsji sembra in confusione, forse non conosce questa città che assomiglia ad una Napoli giapponese... ordinata in un disordine tutto suo, ma soprattutto frenetica, quasi trasandata... te ne accorgi da come vestono le persone che vanno al lavoro: non sono i perfetti abiti blu della city di Tokyo o le giacca e cravatta regimental del popolo operoso di Nagoya, no. Sembrano piuttosto già stufi e stanchi, forse anche meno giapponesi con le loro cravatte allentate o con gli abiti meno composti, forse anche in tonalità più chiare, meno rigidamente chiusi in unqualcosa di già definito e definitivo.
Dalla Stazione Centrale dobbiamo arrivare a Kyobashi, un megacentro commerciale con hotel giusto sopra una iper mega stazione che collega metropolitana, treni locali e trenini vari quasi come nel plastico che regnava nel salotto del mio vicino di casa quando avevo circa due o tre anni ed una febbre continua... ricordi sbiaditi...
il problema è che non è un plastico di una stazione superingolfata, ma una Kyobashi reale, con un Kehyan Hall che dall'alto domina proprio la mega stazione e con una piccola downtown giusto ai lati del centro commerciale, uno scontro incredibile tra la realtà ipermoderna del centro commerciale - stazione, rispetto alla suburbia in cui dominano i ristorantini, i takeaway, le sale giochi, le sale scommesse con il pachinko e le immancabili salette a luci rosse con prenotazione possibile anche on line... Questo è il Giappone, questa è Osaka, questa è Kyobashi, a metà tra Napoli, Catania e Tokyo, in uno scontro apparente tra forzata modernità e stridente ed irrisoria semplice quotidianità...
Ad Osaka scatto pochissime foto anche durante il tour in città, forse perchè mi sembrano le stesse cose di Nagoya, con i templi buddista e scintoista e con il Castello di Osaka fondato dalla dinastia precedente degli Shogun rispetto a quello di Nagoya. Per strada incontriamo anche una strana manifestazione degli Homeless che protestano perchè la polizia li perseguita: è davvero un altro mondo... Osaka è questa: il grande castello, la grande tradizione e subito accanto gli immensi palazzi della prefettura cittadina a cui capo c'è una donna, la prima in ordine di tempo in Giappone a guidare una città. Il pomeriggio della prima giornata comincia a piovere e concludiamo il giro turistico: la nostra mente va alle partite dell'indomani, ci sono le semifinali, ma troviamo il tempo ancora per andare a visitare un ipermega negozio di informatica, video, foto, etc.... solo dieci piani di tecnologia... altro che dieci piani di morbidezza!!!