Toru 的个人资料Noruwei no mori... Tokyo...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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11月16日 SparpagliatamenteHo visto sei film in due notti, ho ascoltato il rumore della pioggia, ho guardato dentro me stesso, sono stato a cena con amici, ho creduto di sentire battere il cuore, ho sorriso ad un sorriso intrigante, ho capito che non saprei forse più innamorarmi, ho capito di essere certo di non essere più in grado di amare, ho capito ancor di più che davvero non saprei fare innamorare più nessuno, ho pensato di andare per un anno in Africa come volontario, ho ordinato la mia piccola casa ed ho subito riseminato disordine ovunque in un batter d’occhio, ho attraversato il vento e ho sentito la brezza gelida ricordarmi che è inverno, ho capito che questa vita non la sento più mia, ho riletto quasi tutto NOI di Richard Mason, ho avuto il telefono bloccato per un paio di giorni senza alcun motivo, ho telefonato mille volte per segnalare il guasto, ho scritto una mail di protesta, ho chiamato i miei, ho scambiato un paio di sms con mio fratello dopo qualche secolo, ho telefonato ad una donna che per un po’ ho creduto vicina, ho attraversato la città di notte, ho sentito l’odore della pioggia, poi all’improvviso ho risentito questa canzone e mi è venuta voglia di metterla qui.
Malinconia – Luca Carboni
La malinconia ha le onde come il mare ti fa andare e
poi tornare
Il video: http://it.youtube.com/watch?v=5ZZQq9VU3wI 11月4日 Over my headDa domani comincio a leggere per una volta ancora uno dei libri che mi hanno attraversato la vita almeno per un’eternità o due, uno di quelli che ti restano attaccati sulla pelle come una canzone che non dimentichi più o un film che ti ha bucato l’anima e che poi non sai nemmeno spiegarne il perché … perché i perché sono difficili da spiegare, perché i perché non hanno mai la spiegazione giusta sui perché… Per ora però Noi di Richard Mason resta lì su quella mensola polverosa in un angolo poco frequentato di casa mia, già perché questo fine settimana sono tornato a casa ed a casa resterò complice anche una pestilenziosa bronchite che mi sta divorando dentro e che proverò a curare inutilmente a suon di antibiotici, sciroppi e continua mancanza d’affetto… tosse ed influenza sono mie compagne fraterne da quando avevo quattro anni appena e andavo all’asilo in quella scuola al centro del vento dove ora insegni forse ancora tu, strano scherzo del destino, di un destino che non esiste ed in cui mi sforzo ancora di non credere fiero del pensiero che se questa vita fosse già tutta scritta non ci sarebbe nemmeno piacere a viverla … o no? Fuori piove, sembra il diluvio universale, così ho messo su le cuffie e dato sfogo alla musica sul mio portatile, io che le cuffie le malsopporto, io che vorrei sempre avere ogni rumore della notte sottocontrollo, io che non sono più me stesso, da quanto tempo ormai, e chissà perché poi … la pioggia la dovresti sentire anche tu, stanotte siamo sotto lo stesso cielo, anche se un po’ distanti, troppo distanti ormai, ed infatti che ne puoi sapere tu che stanotte ho rubato del tempo al mio tempo che non ho per scrivere anche di te e di quello che a volte mi trapana il cuore, improvvisamente, come un bagliore violento che dilania la vista, come un boato che fragorosamente esplode dentro la mente, come i ricordi che accendono memorie, ravvivano sapori ed odori, per poi scappare via e lasciarmi irrimediabilmente solo con me stesso, come è giusto che sia quando certi pensieri vengono a trovarmi, abili e rapidi come fantasmi a riportarmi il passato che non può più tornare … All’inizio della scorsa settimana ero lì a pensare, o meglio a lottare con me stesso, per decidere se era il caso di lasciare una fessura e consentire una breccia a questi timidi fantasmi permettendo al mio cuore di censurare le ferite, di ignorare le cicatrici e di essere libero di scegliere quale strada percorrere, se distante dal passato o dritta fino al ricordo. Per un momento avevo deciso di passare dal solito fioraio, di scrivere sul bigliettino di nascosto un timido aiku, di mandarti la solita rosa blu circondata da rose rosse e baci perugina, come qualcosa che era solito ma ogni volta diverso e forse anche sorprendente… poteva essere un’idea per ricordare che sarebbero stati nove anni, che alla fine anche se è andata come è andata non bisogna mai distruggere quello che siamo stati l’uno per l’altro, che … che … Mi sarei ingannato, avrei preso in giro me stesso e quella magia di noi che non c’è più, ed allora non l’ho fatto e sono stato fedele a me stesso, alle mie cicatrici, ai ricordi che mi porto cuciti dentro e ad una parte di me che non c’è più e che a volte mi chiedo se c’è mai stata veramente, con tutto quello che siamo stati, con tutto quello a cui abbiamo rinunciato per essere adesso lontani, per tutto quello che abbiamo sentito e che adesso forse non c’è più … quella sera ti ho immaginata con gli stessi pensieri, con gli stessi dubbi, con le stesse inquietudini, magari con la paura che potessi mandarti a casa un’altra mia stupida sorpresa floreale dopo un’eternità … ma no … ma davvero che ne sai più tu di me e cosa mi da il diritto di pensare anche solo per un momento che la tua anima e quel che resta del tuo cuore si potessero essere sintonizzati ancora una volta, almeno una volta ancora, sulla mia stessa frequenza… già… chissà perché… Ieri ero in macchina con un mio amico, parlavamo della bufera che stava per arrivare, nuvole, lampi e tuoni, il mare in tempesta … mi raccontava che lunedì era stato anche peggio … già lunedì mentre ti pensavo … ero io che agitavo il cielo con i miei pensieri … e lui all’improvviso mi dice che quel lunedì ti ha rivista insieme a due amiche … tu in giro il lunedì pomeriggio … tu in giro in mezzo alla tempesta … proprio tu … altro che sintonia … altro che pensieri … altro che stessa frequenza … altro che inquietudini … allora ho fatto bene potrei dire a non aver riaperto una pagina del passato con un gesto difficile da interpretare anche per me stesso? Non lo so… ed io quando non lo so divento pericoloso ed allora mi sono segnato la data, un paio di numeri relativi e con un po’ di fantasia li ho dati al mio amico che ti aveva incontrata … ecco, gli ho detto, puoi giocarteli al superenalotto, forse riescono a fare felice almeno te… mi ha guardato stranito, mi ha detto che sto peggiorando, mi sono giustificato con la febbre che stava salendo vertiginosamente, ma alla fine la verità è che anche stanotte ha ricominciato a piovere, che tu non ci sarai più per sempre su questa stessa sintonia e che in fondo forse mi sta bene anche così, che ho messo da parte le cuffie e dentro me continua a girare una canzone che mi prende l’anima e che spero non mi abbandoni almeno fino a quando non riuscirò ad abbandonare pensieri che non devo avere, che non mi posso proprio permettere, che non mi appartengono più … Basta, buonanotte, qui non si sogna più …
Il video: http://it.youtube.com/watch?v=mpiEEl_5pmA
Ed il testo:
Over my head – The Fray
I never knew |
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