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    January 24

    what's up

    Ogni tanto una canzone mi torna in mente, ogni tanto o forse una per ogni giorno e momento della mia vita, sono un musicainomane nato, o forse lo sono diventato dopo essere cresciuto con un padre che amava i Beatles ed una madre che conosceva a memoria quasi ogni canzone italiana della sua epoca…

    La canzone che mi torna in mente in questo mercoledì di metà settimana non è legata forse a nessun momento in particolare, ma torna sempre ed io me la ritrovo anche oggi che sono nervoso a dismisura e non riesco a governare al meglio la mia parte più impulsiva…

    What’s up? What’s going on? Nulla di particolare se non il continuo evolversi della vita che non offre mai quello che abbiamo desiderato. Dovrei essere soddisfatto e forse più sereno, ma non ci riesco perché tutto contribuisce a farmi agitare. Lunedì pomeriggio abbiamo cantato, scherzato, eravamo felici e spensierati, ma poi si torna in fretta alla realtà e la realtà l’ho ritrovata pronta ad aspettarmi dopo cinque giorni lontano da casa. Il problema è che tutto ricomincia troppo in fretta e venerdì si riparte nuovamente, poi domenica si prende un aereo e martedì un altro ancora… ma non so cosa mi resterà di tutto questo! Davvero!

    Yuki è arrivata a Parigi, domenica la rivedrò a Vicenza, lunedì saremo insieme a Venezia e martedì la porterò qui a scoprire la mia terra… ma non mi sento coinvolto e così entusiasta come forse dovrei essere, vedremo…

    Stasera avrei voglia di chiamare Isy o di parlare semplicemente con Giusy, ma non sempre chiamare le persone lontane fa bene al cuore, così metto su una vecchia canzone e lascio che le memorie del passato si portino via una parte di me in attesa che ne arrivi una nuova, in attesa che il domopack continui a funzionare davvero…

     

    What’s up – 4 Non Blondes

     

    25 years of my life and still
    I'm trying to get up that great big hill of hope
    For a destination
    I realized quickly when I knew I should
    That the world was made up of this
    Brotherhood of man
    For whatever that means
    So I cry sometimes when I'm lying in bed
    To get it all out what's in my head
    Then I start feeling a little peculiar
    So I wake in the morning and I step
    Outside I take deep breath
    I get real high
    Then I scream from the top of my lungs
    What's goin' on
    And I say hey...
    And I say hey what's goin' on
    And I say hey...
    I said hey what's goin' on
    And I try, oh my God do I try
    I try all the time
    In this institution
    And I pray, oh my God do I pray
    I pray every single day
    For a revolution
    So I cry sometimes when I'm lying in my bed
    To get it all out what's in my head
    Then I start feeling a little peculiar
    So I wake in the morning and I step outside
    I take a deep breaththen I get real high
    Then I scream from the top of my lungs
    What's goin' on
    And I say hey...
    And I say hey what's goin' on
    And I say hey...
    I said hey what's goin' on
    And I say hey...
    And I say hey what's goin' on
    And I say hey...
    I said hey what's goin' on
    25 years of my life and still
    I'm trying to get up that great big hill of hope
    For a destination

     

    http://www.youtube.com/watch?v=joVpufdXdIQ

     

    January 19

    Il tempo guarisce tutto...

    Il tempo guarisce tutto… ma sarà vero?

    E poi perché siamo così abituati a guardarci indietro? Il futuro ci fa forse così paura?

    A volte mi sembra di non essere nemmeno lontano parente di me stesso: è vero che fino ad ora la vita mi ha regalato diverse bruciature, lasciando spesso aperte ferite profonde e devastanti, ma davvero voglio rinunciare a quella parte di me che mi ha permesso di essere quello che sono? Libero, senza catene, ma soprattutto anima e pensieri miei, senza preclusioni, senza una marca o un’etichetta, senza dovere nulla a nessuno, libero e indipendente se non altro ideologicamente…

    È inutile nascondersi: la filosofia di vita formato domopack è una scelta necessaria per riuscire a sopravvivere senza altre ferite che il mio cuore lacerato non potrebbe più sopportare. Per ogni canzone che metto dentro ai cd che mi accompagnano lungo il tragitto che mi porta ogni giorno al lavoro c’è sempre un ricordo particolare, c’è sempre una donna che ho amato, una persona a cui ho dato una parte importante della mia vita, ma non solo una… ci sono gli occhi di chi ha dormito con me sul ponte di una nave in attesa di vedere la costa della Grecia, ci sono le braccia che mi hanno cinto il collo ai nostri risvegli quando il treno sbucava dal traghetto al ritorno nella nostra isola, ci sono i sorrisi di chi ha scoperto che la vita è anche sprazzi di felicità improvvisa, ci sono anche i pensieri accigliati e le paure continue di chi ha avuto sempre paura di non essere adatta, adeguata ad una vita fatta anche solo di nuvole rapide che scivolano via dentro i cieli di fine gennaio come questo…

    Ce ne saranno altre donne a cui darò forse tutto me stesso in brevi lampi di esistenza comune, sono fatto così e forse non me ne pento, perché alla fine so in verità di averne amate solo due, o al massimo tre, in questo mio attraversare la vita e le brevi stagioni dell’amore. Tutto questo non conta però, e non si tratta di mera e becera enumerazione anche perché le donne che hanno attraversato la mia vita sono state veramente poche, quanto di una celebrazione dell’amore vero ed allo stesso tempo di una dichiarazione d’indipendenza dall’amore stesso…

    Che vuol dire? Ho già dato… il mio momento è passato… non voglio altre ferite… non ci credo più… ho seppellito la mia anima romantica… non sono più disposto a dare spazio al me stesso che crede nell’amore… non so più coniugare il verbo condividere … ho dimenticato il significato profondo della parola intimità…

    Non so però perché sono finito a parlarvi di tutto questo, sarà perché anche stasera mentre tornavo a casa il mio lettore cd ha lasciato spazio ad una canzone che amo in maniera particolare, che ho scoperto due estati fa prima di partire per il Kenya e che mi ha fatto compagnia anche quest’anno in Giappone … “Prima di partire per un lungo viaggio” : http://www.youtube.com/watch?v=feRF5I6d76o

    Domani parto per quattro giorni, avrò modo di pensare forse un po’ visto l’insolito viaggio in nave che mi aspetta sia all’andata che al ritorno, ma quel che conta è che al mio ritorno la mia vita subirà ancora una volta una brusca accelerata: a fine mese arriva Yuki dal Giappone, verrà a trovarmi lei qui per almeno una settimana ed io tornerò almeno un paio di volte a vedere i vecchi amici a Vicenza e Perugia insieme a lei. Poi sarà tutto di corsa fino quasi all’estate, con gli obiettivi da centrare, i risultati da ottenere, le svolte da decidere e la nuova stagione da programmare. Devo trovare il giusto entusiasmo e la voglia di guardare avanti, il passato non serve più e soprattutto, è vero, il tempo guarisce tutto, ma solo se noi siamo davvero bravi a pensare a quello che ci aspetta, a quello che vogliamo sia il nostro futuro.

    Per questo riavvolgo il cuore nel domopack e lascio che gli occhi guardino lontano, oltre, sempre più avanti…
    January 17

    An interstate personal love song about myself

    Oggi ho rovistato qua e là nel mio archivio personale, non perché avessi voglia di guardare al passato, ma perché ci sono sempre momenti di passaggio e attimi di densa riflessione. Certo, non ho trovato solo questo, ma penso sia già abbastanza…

     

    Scompigli

     

    Lo scontato abbastanza

    diventa superfluo

    in un'ottica diversa,

    il vivere senza te.

     

    Le sofferenze mi arroventano

    bruciandomi l'anima

    ma sopprimo il furore

    che mi riporterebbe a te.

     

    Qui mi fermo

    e soggiogo la volontà

    al tempo che ti allontana da me,

    ma vivrò senza dimenticare.

     

    La grave lotta

    tra il carattere e le debolezze

    estingue violenta

    i palpiti dirompenti dell'esistenza.

     

    Ma non trovo spazio

    per ulteriori scompigli

    in questo confondermi

    ed arrestarmi nel niente;

     

    così oriento

    il disorientato cammino

    verso ciò che rimane

    dei lontani echi del vivere.

     

    Aspettando che qualcuno

    bussi alla tua porta

    quando non ci sei.

    Aspettando che le speranze

    si allontanino dal baratro

    che annuncia l’oscurità.

    Aspettando che il giorno

    ti dia un motivo in meno

    per attendere la notte.

     

    Abbiamo aspettato

    i passi pesanti nel silenzio

    nascondersi timorosi

    nel rimbombare

    di ciò che è inatteso.

    Abbiamo guardato le mani

    attraversate da solchi profondi,

    sintomi di una sofferenza

    perpetuata

    nelle stagioni della vita.

    Abbiamo deciso

    di lasciare quel tempo

    in cui si aspettava aspettando,

    perché la vita fugge

    e non resta a guardare.

     

     

    Mi è rimasta ancora in gola una canzone, una di quelle registrate una volta per caso alla radio, quando ancora usavamo le cassettine e ci facevamo le compilation. è una delle mie canzoni fedeli di quando il cielo è grigio e le note scorrono lente…

     

    Interstate Love Song (Stone Temple Pilots)


    waiting on a Sunday afternoon
    for what I read between the lines,
    your lies.
    feelin' like a hand in rusted shame
    so do you laugh or does it cry?
    reply?

    leavin' on a southern train
    only yesterday you lied,
    promises of what I seemed to be
    only watched the time go by,
    all of these things you said to me.

    breathing is the hardest thing
    to do. with all I've said and
    all that's dead for you,
    you lied - good bye

    leavin' on a southern train
    only yesterday you lied
    promises of what I seemed to be
    only watched the time go by,
    all of these things I said to you.

     

    Per il video:

    http://www.youtube.com/watch?v=0j7CHTckJgk

     

     

    January 13

    Mah Na Mah na, Snow hey oh e Chicchi di Grano

    La barba è diventata di nuovo lunga, la lascio crescere incolta per via di una mezza scaramanzia almeno fino a domani mattina, poi via, faccio pulizia, se non di pensieri almeno sul mio viso. Il mio mal di denti è terminato con l’unica soluzione possibile di tirar via il dente che mi stava devastando l’esistenza ed adesso, se non bastava per le mie sofferenze fisiche di inizio anno, è arrivata con un tempismo perfetto anche la mia solita influenza di inizio gennaio. Meglio lasciar perdere…

    Oggi mentre ero imbottigliato nel traffico ad un orario un po’ atipico per me, non passo mai dalla zona del polo commerciale dopo le sei il pomeriggio, ascoltavo una canzone dei Red Hot Chili Peppers, Snow (hey oh), che gira parecchio via radio in questo periodo e che mi rimane in mente in maniera impressionante, quasi quanto il motivetto della stupidissima ma intrigante pubblicità di The Office su MTV. Così ho pensato alla neve e a come questo inverno sembra già scappare via insieme ad una nuova stagione della nostra esistenza. Un anno fa in questo periodo, esattamente un anno fa tornavo a casa dopo quasi due anni tiratissimi di lavoro ad altissimo livello. Voltare pagina non è stato facile, ho dovuto aspettare, tessere le fila, riattivare i contatti, crearmi uno spazio tutto mio. In parte ci sono riuscito mettendo la mia firma dove solo in pochi possono nel mio settore, stilando accordi importanti con il Giappone e ripartendo con compiti più importanti con un lavoro vicino casa. La mia vita è una continua partenza, non ho mai niente di stabile ed è per questo forse che fuggo dall’amore. Sono fatto male: cambio spesso orizzonti, ho sempre bisogno di stimoli nuovi per dimostrare che posso fare di più, lascio settori in cui ho conquistato spazi importanti per aprirmi nuove strade altrove; come potrebbe tutto questo in qualche modo conciliarsi con una relazione stabile e duratura?

    Quando è finita allora, quando ho lasciato che la fiamma si spegnesse, forse non ero consapevole di questa grande verità ed ho lasciato inerme che ferite sanguinolente continuassero a sgorgare senza fine. Non importa aver capito, non importa essere più o meno consapevoli, l’importante è aver annusato l’odore di questo presente che per me è diventato asettico, sottovuoto, come il mio cuore avvolto nel domopack. È la mia scelta, è l’unica strada possibile da percorrere: non perché io non lo desideri, ma perché c’è sempre un prezzo da pagare per ogni scelta ed io adesso pago pegno dovendo restare senza nessuno al mio fianco, senza nessuno con cui condividere la stessa aria che respiro, le stesse emozioni che mi scuotono dentro.

    Vi lascio con una canzone di Luca Carboni che amo moltissimo e che esprime molti concetti che mi appartengono, sia in chiave passata che futura, ma anche con due link: la canzone dei RHCP ed il motivetto dei Muppets.

    Buon domopack a tutti

     

    Luca Carboni (1987) > Chicchi di grano

    Ra ra ra ra ra ra ra ra ra
    Canticchiavi sempre “ra ra ra ra ra”
    e mi stavi sempre vicino vicino
    dicevi dai... dai che facciamo un bambino
    mi piaci così non cambiare
    mai
    E stavamo in silenzio anche per ore
    dopo avere giocato tra le lenzuola
    bianchi e distesi nel buio... i nostri corpi
    Mentre le anime unite... andavano su

    Poi come foglie d'autunno…
    Un colpo di vento ci ha portati via
    Come chicchi di grano
    una mano ci ha presi e ci ha buttati lontano…

    Ra ra ra ra ra ra ra ra ra

    Che strana la vita che cos'è l'amore
    tu adesso ci credi o non ci credi più
    e in un minuto quante cose si possono fare
    un minuto, un minuto... quanto può durare...

    Così ogni tanto mi chiedo... dove sarai adesso
    Con chi ridi contenta
    chi non deve cambiare
    da quale corpo il corpo... s'è fatto imbrogliare
    Dentro a quale silenzio... vi lasciate morire

    Poi come foglie d'autunno
    un colpo di vento ci spazza via
    Come chicchi di grano
    buttati per caso in un campo cresciamo
    Magari forse ci amiamo
    Ma poi ci scontriamo e non ci si incontra più...

     

     

    Snow:

    http://www.youtube.com/watch?v=zAFRV69dcXg

     

    The Office:

    http://www.youtube.com/watch?v=iF7PwOqvsYk

     

    January 09

    Una scarica di adrenalina

    La strada per tornare a casa è sempre la stessa: ogni sera la stessa, con le stesse curve e gli stessi rettilenei, con la luna che spunta dietro ad un dosso o si nasconde ai margini di un agglomerato sconclusionato di nuvole disordinate in questo cielo d'inverno che viene e che va proiettandoci in pieno 2007. La strada per tornare a casa è sempre la stessa dopo una giornata intensa, ma mentre la mia macchina percorre i silenzi della campagna e segue la lingua d'asfalto che la riconduce dritta al suo ovile, i pensieri che si moltiplicano nella mia testa sono sempre diversi e di volta in volta differenti a seconda delle preoccupazioni, dei problemi da risolvere o semplicemente dei progetti da portare a termine con successo.
    L'altra sera però ho lasciato i pensieri sbagliati nel bagagliaio e mi sono abbandonato ad una gratificante scarica di adrenalina che mi ha attraversato da testa a piedi ripagandomi delle tribolazioni dell'ultimo periodo. Quando le cose vanno per il verso giusto, quando raccogli i frutti del tuo lavoro, quando sei riusciti a smuovere ostacoli che potevano sembrare insormontabili, allora puoi anche scordarti che il tuo è un cuore solitario, che non c'è nessuno che ti aspetta la sera quando torni o che vorresti vivere semplicemente come gli altri, senza troppe complicazioni riuscendo a coltivare interessi e relazioni senza dover essere necessariamente un orso bruno, un lupo solitario.
    La scarica di adrenalina è arrivata però al momento giusto e tornando a casa dopo una cena finalmente con qualche sorriso in più con pochi fidati amici, ho lasciato anche che il cd della mia autoradio potesse percorrere brani ormai persi nel tempo che però appartengono al mio background, alla mia lunga storia... così in rapida sequenza sono arrivate nelle casse le note di Mad About You degli Hooverphonic, Good Riddance dei Green Day, Enjoy the Silence dei Depeche Mode, To Be With You dei Mr. Big, Mad World dei Tears for Fear ed infine la magica Lullaby dei Cure... questa canzone ha per me ricordi speciali, come ogni canzone speciale del resto che si attacca come un francobollo ai periodi da ricordare della nostra vita. Lullaby è la canzone dell'estate del ritorno a casa dopo la mia prima vacanza a Londra, dei balli psichedelici con le comitive dei turisti tedeschi alla discoteca del Canneto, della comitiva della mia prima giovinezza che ho lasciato poi progressivamente, dei falò in riva al mare e dei giri in vespa blu alla conquista di un mondo e di un'età che non mi è forse mai appartenuta...
    Stop ai flash back, si torna al presente: ho tagliato la barba sabato pomeriggio e scaramanticamente ha portato veramente bene al punto che ho pensato di ripetere lo stesso esperimento questa settimana, ma non so se avrebbe la stessa valenza. Stamattina poi ho regalato mezza giornata e tutto il mio deposito residuo di dolore al mio dentista che ha ben pensato di estrarmi un molare, risultato? Il mio mal di denti sembra essere andato in archivio al momento e forse mi concederà un po' di tregua così che io possa concentrarmi sulle altre difficoltà della vita quotidiana. Nulla di così preoccupante dunque: la scarica di adrenalina continua anche in questi giorni e durerà credo fino al prossimo sabato quando tutto tornerà nell'assoluta dinamica di una routine prefissata. Speriamo di no, speriamo che la vita continui a riservare sempre sorprese... sorprese, paradossi, colpi di scena e incredibili novità... chissà...
     
    L'altra sera quando stavo per parcheggiare la macchina è arrivata alla fine anche questa vecchia canzone... ve la lascio in pegno... INXS, Beautiful Girl 
     
    January 05

    Time after Time

    La notte attraversa questo gennaio di inizio 2007 e la mia barba è cresciuta parecchio in questi ultimi giorni, credo di non averla avuta mai così lunga, ma non credo che la terrò ancora a lungo così. La barba lunga è stato il segno evidente di questo trapasso, del passaggio lento e travagliato da un anno all'altro, da un me stesso ad uno nuovo, com ogni anno, come ogni sempre...
    L'anno nuovo è cominciato nel peggiore dei modi, o forse dovrei dire che l'anno vecchio è finito nel peggiore dei modi: in sostanza giusto a cavallo tra i due anni c'è stato un mal di denti malefico e devastante che ha dominato la scena praticamente nel clou di quella che doveva essere una tre giorni se non di completa vacanza, quanto meno di riposo o giusto di rigenerazione. Ed invece niente. E non ho avuto nemmeno il tempo per sentirmi triste, o per mettere su un cd triste o per creare una di quelle playlist devastantemente melanconiche che solo io riesco a sorbirmi nei momenti peggiori in cui riesco solo a restare solo con me stesso. Meglio così, o peggio così. Solo che negli ultimi giorni il mal di denti è stato al centro della mia esistenza e non c'è stato nè Capodanno nè festa nè fughe per evitae il solito destino nè momento di struggente solitudine, solo mal di denti, punto e basta.
    Forse il mal di denti però è arrivato per salvarmi dalle scelte, per allontanare i pensieri, per avere un avversario reale d combattere oltre me stesso. Ma in fondo io lotto continuamente con i mal di denti: mi ricordo il primo viaggio importante della mia famiglia, una delle intrepide avventure della mia famiglia negli anni ottanta. Macchina nuova, un viaggio attraverso l'Italia, prima Roma, poi Torino, due tappe costanti della nostra esistenza, poi il ritorno in treno. La sera della partenza ecco che mi scoppia un tremendo mal di denti e quella sera di fine estate diventa per me un tormento: alla fine quel viaggio me lo ricordo ancora, io e mio fratello piccoli piccoli, vestiti praticamente uguali, mia madre con gli occhialoni vagamente stile anni sessanta, mio padre con un fisico ancora vagamente atletico, i racconti e le canzoni, le storie di famiglia e tutto quello che non c'è più legato comunque a quel ricordo di mal di denti in partenza.
    La vita da allora è cambiata parecchio: mio padre per la prima volta nella sua vita nel 2006 si è fatto convincere a comprare una macchina che non fosse una Fiat, mia madre forse si sta adattando con il tempo ad avere un figlio che non è riuscito ad essere quello che lei voleva diventasse, mio fratello ormai vive a Roma e torna a casa sporadicamente anche per le vacanze, ha cominciato a fumare con più intensità e continua ad essere il solito orso bruno... è la mia famiglia, la riconosco.
    Intanto così è arrivato anche il 2007 ed io mi sono guardato allo specchio e dentro le tasche, giusto dritto fino ai ventricoli del cuore, passando attraverso i meandri dell'anima: non sono ancora tornato ad essere me stesso o forse sono me stesso ogni giorno di più. Questo è l'eterno dilemma, time after time...
     

    Time After Time - Cyndi Lauper

     

    Lying in my bed I hear the clock ticks and think of you

    Caught up in circles, confusion is nothing new

    Flash back warm night, almost left behind

    Suitcase of memories

    Time after sometime you pictured me

    I'm walking too far ahead

    You're callin' to me

    I can't hear what you've said

    You said: "Go slow, I fall behind"

    The second hand unwinds

    If you're lost you can look and you will find me

    Time after time

    If you fall I will catch you, i'll be waiting

    Time after time

    I turn, my picture fades

    And darkness has turned to grey

    Watching through windows

    You're wondering if I'm OK

    Secrets stolen from deep inside

    The drum beats out of time

    If you're lost you can look and you will find me

    Time after time

    If you fall I will catch you, i'll be waiting

    Time after time

     

    http://www.youtube.com/watch?v=2JFqcA53Mb0