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Toru Watanabe

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Tokyo Blues, Noruwei no mori, (sottotitolo Norwegian Wood, il brano dei Beatles contenuto nell'album Help! del 1965), racconta la storia in prima persona di Toru Watanabe...
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Noruwei no mori... Tokyo Blues

June 12

Suburban Night

È una notte di giugno, respiro a pieni polmoni, ronzii di climatizzatori fanno vibrare l’aria e rendono l’atmosfera quasi sintetica mentre in tv aspetto una delle solite serie tv notturne che scandiscono il ritmo disordinato della mia vita prima di riuscire a prendere sonno …

Enzo e Rossano sono a Lubjana, inseguono un sogno, forse qualcuno di più, come Erjka e Simona, mentre Teresa nella sua storica città delle streghe sogna di un uomo che non merita tante attenzioni e Alessandra in riva allo Stretto si è già addormentata stanca dopo una intensa giornata di pallavolo ed io sono qui, nella mia stanza di piccola città, seduto di fronte ad una parete piena di citazioni, alla ricerca di qualche spunto interessante o forse solo e semplicemente in attesa di allungare questa attesa, eterna ed infinita, ma del tutto inconcludente, del vero significato della vita.

La notte entra nelle case dalle fessure delle finestre, la pubblicità invade le tv, mentre io non bevo più Coca Cola da tre settimane ormai e la perdurante astinenza sembra non presentare sintomi troppo preoccupanti. Serena si è addormentata ascoltando una delle sue canzoni preferite, senza più il pensiero di interrogazioni almeno fino alla ripresa della scuola, Katia ha dato il bacio della buonanotte alle sue bimbe e spera di riposare prima di un’altra dura giornata di lavoro, Laura si è trovata un nuovo compagno di vita che forse le saprà regalare tutto quello dell'amore che forse non le ho saputo dare, mentre Federico è ancora in stand-by, alla ricerca di un nuovo lavoro o forse di una nuova dimensione di vita, meno scandita dallo scorrere del tempo, dal ripetersi della routine quotidiana.

Ed io? Ed io che non sono Paolo Maldini, ma che ho vissuto parallelamente la sua stessa epoca, non posso certo convocare come lui una conferenza stampa per annunciare il mio definitivo ritiro, la fine di una carriera, l’inizio forse di una leggenda. Io no, io alla mia età, qualche anno in meno di Maldini, non posso ancora ritirarmi, perché devo ancora costruire tutto. Eppure anche a me piaceva giocare sulla fascia, sinistro o destro non faceva di certo differenza, certo niente che facesse ricordare la sua classe o la sua eleganza, nemmeno il suo portamento, nemmeno la stessa energia o lo stesso dinamismo che aveva mio padre quando giocava in un’epoca ormai lontana su un campo sterrato.

Io da qualche anno, oserei dire da sempre, ho scelto di vivere praticamente a bordo campo, da quest’altra parte rispetto a quella fascia, sono uno che ama stare defilato, quasi nell’ombra, che non vuole venire nelle foto, anche se gli scatti hanno immortalato la sua vita rinchiudendola in un attimo. Così in questa notte di primo giugno, il mese che forse ho sempre odiato e che adesso vorrei cominciare ad amare, ascolto una canzone di un Paolo Nutini che sembra l’italico figlio di Bob Dylan o l’improbabile fratello a stelle e strisce di Vinicio Caposella. Ascolto questa ondeggiante canzone figlia di un ricordo di un’epoca già lontana e mi ritrovo a pensare che forse non sono Paolo Maldini, ma nemmeno Antonio Cassano che, nonostante la marea di “cassanate” che ha combinato nella sua vita, adesso forse ha imboccato la strada giusta ed ha ancora tante soddisfazioni da togliersi.

Ecco, è questo che mi chiedo, è davvero tutto qui come cantava il primo verace Ligabue o c’è ancora posto per ricostruire qualcosa, per togliersi qualche soddisfazione, per dare un senso a questa vita che scappa e se ne va senza che io riesca nemmeno a fermarne un solo istante quantomeno in una fotografia.

Oggi è finita una stagione difficile, forse la più difficile di tutti, anche se a guardare bene i risultati è stata una stagione di grandi soddisfazioni, con tutti gli obiettivi centrati, anche se alla fine dovremo rinunciare alla squadra più importante, anche se abbiamo fatto tutti sacrifici enormi, anche se qualcuno si chiede sempre se il gioco è valso la candela. Oggi è finito anche il mio campionato ed anche se non sono completamente soddisfatto, avrei di certo preferito il primo al secondo posto, posso per un momento anche concedermi un breve sorriso di soddisfazione. Era un collage difficile da realizzare, un puzzle intricato da comporre, ma alla fine tutti i tasselli sono andati al loro posto e siamo riusciti a realizzare un quadro degno di un grande autore. Non era facile, ci sono stati momenti di difficoltà, ma ho ritrovato in maniera significativa il gusto di stare a bordo campo, lungo quella linea laterale, ho ritrovato le emozioni di qualche anno fa quando inseguire la vittoria era il credo quotidiano, ho ritrovato un equilibrio che mi ha permesso di affrontare determinate situazioni anche con freddezza e distacco, con la giusta imperturbabilità ed una coerente obiettività. Adesso mi devo mettere però alla prova, devo sfidare me stesso e quelli che saranno gli scetticismi sul futuro, ma prima devo rivolgere un pensiero a chi ha passato con me questa stagione, a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di sopportarmi, perché per me è stata lo stesso una stagione indimenticabile sotto tutti i punti di vista.

Ah! Non sono uscito neanche stasera, declinando un paio di inviti e presumo anche una buona compagnia; non so, ma forse sto diventando davvero un orso bruno che preferisce a tutto il suo letargo?



May 29

L’ultimo sacco della spazzatura

È un venerdì grigio di fine maggio, promesse di pioggia a breve, qualche scroscio in lontananza, niente che assomigli alle ultime giornate di caldo estivo, con quel sole che avete preso in spiaggia durante le lunghe sessioni di beach volley e che adesso vi fa sembrare gli ultimi sopravvissuti della saggia tribù dei Navajos.
È stato un anno duro, è la mia terza stagione qui, ma pur con tutte le difficoltà, tante, le disillusioni per chi non ha ancora una volta mantenuto le promesse mettendoci di nuovo in una situazione non facile, i grandi sacrifici da parte di tutti, a volte anche la voglia di mollar tutto o di cambiare totalmente tipo di vita, ed un eterno rincorrere tanti sogni tutti insieme, non è stata poi una stagione da dimenticare, anzi …
Certo, adesso che tutti sono andati via, che qui restano solo le foto in sequenza delle ultime manifestazioni, che anche gli ultimi sopravvissuti stanno per mollare gli ormeggi, il tutto si colora di un’aria malinconica e viene quasi voglia di tracciare una linea, fare dei bilanci, o semplicemente chiedersi perché quelli nati con la camicia non siamo mai noi, o perché quando programmiamo qualcosa che sappiamo o speriamo potrà cambiare il corso degli eventi, alla fine quando tutto dovrebbe essere pronto per esplodere alla fine invece c’è solo una grande implosione...
Penso a tutti i dirigenti, ai tecnici, allo staff medico, a tutte le atlete di tutte le categorie, ognuno ha provato a dare il massimo ...
È stato un lungo anno, segnato anche da vittorie importanti e da obiettivi raggiunti, con una soddisfazione ancora più grande perché erano in troppi a non crederci, troppi a gufare dall’esterno, troppi a scaricare letame perché invidiosi di chi alla fine stava cercando di lasciare in qualche modo un segno, di sviluppare un progetto, di far continuare un sogno. Non è stato tutto facile, ma ci sono ricordi indelebili, istantanee impresse a fuoco nella mente, anche scontri duri a volte, gioie improvvise, esultanze incontrollate e cartellini rossi che volavano via a ripetizione. Come direbbe il buon argentino che ha trasformato il nostro mondo del volley, “Nessuno può toglierci quello che abbiamo ballato”, ed allora via, via così verso un altro point break, pronti a voltare pagina, ma orgogliosi per tutto quello che abbiamo attraversato e vissuto, fino in fondo.
In fondo però non importa e non saranno certo solo queste le cicatrici che ci rimangono addosso, segni profondi e importanti di questo tempo, di questo squarcio sanguinolento di vita che ci siamo cuciti addosso. Forse non passerà alla storia la filosofia dello sticciu che il nostro coach ha cercato di inculcare, forse presto dimenticherà di essere diventato qui un vero sciasciuni, ma sicuramente continuerà a parlare male del nostro sud e in particolar modo della nostra terra pur essendosene innamorato profondamente. Non passerà forse nemmeno alla storia il record de trombadores stabilito dal nostro secondo, ma almeno di lui non si potrà dire che non ha lasciato un segno o che come il suo predecessore non abbia passato solo il tempo a coltivar piantine. In compenso però i rivenditori hanno del tutto esaurito le scorte di gratta e vinci e gli aspiranti campioni locali di poker si sono dovuti tutti arrendere a lui. L’assistente allenatore nel frattempo si è dileguato e negli ultimi mesi sarà andato in letargo, mentre il nostro buon scoutman sarà come al solito in cerca della nuova web fiamma su msn ed intanto sogna di andare in serie A, chissà. Nel frattempo il fisio è sparito, si è dileguato nel nulla, qualcuno mi sa dare sue notizie? Del preparatore atletico poi non posso parlare, mi ha imposto il silenzio stampa, ma prima o poi riuscirò a strappargli un'altra delle sue perle di saggezza.
Intanto casa mia da rifugio solitario e buona tana per un orso bruno come me, è diventato porto di passaggio e rifugio per profughi veneti, talebani dispersi, pachinesi dall’ugola d’oro e qualsivoglia tipo di genere umano poco normale. Un anno è passato così, tra pasti trangugiati in fretta e hamburgherate improvvisate, con lunghissime navigazioni in internet e sacchi della spazzatura da buttare come pegno da pagare.
Adesso però è arrivato il tempo per voltar pagina e per non guardarsi indietro, perché chi si volta verso il passato non riesce mai ad apprezzare quello che dovrà guadagnarsi.
La pallavolo è la mia vita, mi ha regalato grandi amici e tanti avversari, fratelli di volley fino in fondo, gente con la passione per la pallavolo che non smette di scorrere mai nelle vene. Tutti noi abbiamo tanti ricordi che trapanano l’anima, tutti noi abbiamo avuto momenti da dimenticare e ci sono rimasti dentro grandi rammarichi, ma dobbiamo guardare avanti e prendere dalla vita quello che ci deve ancora concedere, perché sì, vogliamo proprio dirlo, ultimamente siamo proprio in debito … troppo in debito …
Ma mi è rimasto ancora qualcosa da scrivere: coach, please, non puoi ancora andartene così, non puoi scappare verso un’altra nuova avvincente avventura, c’è l’ultimo sacco della spazzatura da buttare … Hasta Luego y Suerte




April 10

Primavera



È un brivido che mi percorre la schiena … è una canzone vibrante che mi scorre dentro le vene … è la vita che mi riempie di vibrazioni e mi svuota come un’emorragia quando arriva la primavera ed io sto qui a chiedermi che fine hanno fatto le nostre vite e che fine abbiamo fatto noi che parlavamo tanto di cambiare il mondo quando è caduto il Muro di Berlino, noi che avevamo un’erezione mentale solo a sentir parlare di Perestroika e guardavamo all’annuncio della morte del sistema sovietico come all’apertura di una nuova era, di un futuro tutto da scrivere, di una vita tutta da vivere.
E allora? Dove siamo? Dove siete? Io ho attraversato la mia vita, ho pagato a caro prezzo le mie scelte, ho vissuto quello che ho creduto fosse più giusto vivere ed ora? Ora non attraverso più mezza Italia in gran segreto per andare a vedere il concerto di Paul Mc Cartney, ora non aspetto più nessun segnale dalla Spagna per capire se continuare a sognare o meno, ora non conto più i giorni che mancano prima di un esame, tanto c’è un esame da affrontare ogni giorno che passa. Nel frattempo ho letto di tutto, da Kerouac a Coe, da Murakami a Baricco, dalla Gazzetta dello Sport alle poesie di T. S. Eliot, sono stato anche in Giappone ed in Kenya, ma vorrei ancora andare negli States ed in Nuova Zelanda, e mi manca sempre qualcosa, mi manca sempre tutto, mi manca quello che sarebbe potuto essere e quello che non sarà, ma andiamo avanti, tiriamo dritto fino alla prossima meta, e poi fino a quella successiva, fino a quando non ci accorgeremo che non siamo bravi a fermarci mai …
Ed intanto mi ascolto Under The Bridge dal concerto dei RHCP in Piazza del Cremlino su MTV …

Under the bridge – Red Hot Chili Peppers

Sometimes I feel
Like I don't have a partner
Sometimes I feel
Like my only friend
Is the city I live in
The city of angels
Lonely as I am
Together we cry

I drive on her streets
'Cause she's my companion
I walk through her hills
'Cause she knows who I am
She sees my good deeds
And she kisses me windy
I never worry
Now that is a lie

I don't ever want to feel
Like I did that day
Take me to the place I love
Take me all the way

It's hard to believe
That there's nobody out there
It's hard to believe
That I'm all alone
At least I have her love
The city she loves me
Lonely as I am
Together we cry

I don't ever want to feel
Like I did that day
Take me to the place I love
Take me all that way

Under the bridge downtown
Is where I drew some blood
Under the bridge downtown
I could not get enough
Under the bridge downtown
Forgot about my love
Under the bridge downtown
I gave my life away
April 08

Mulini a vento

Vedo e sento di troppi Don Chischotte che cercano una scusa qualsiasi per scagliarsi contro i mulini a vento, per creare contrapposizioni insulse che spariscono di fronte alla realtà dei fatti, solo per mettere in evidenza la propria posizione o autorità per un momento per poi scordarsi di tutto dopo un attimo o commettere senza problemi gli stessi errori senza nessun ritegno, con la massima semplicità ed ipocrisia.

Mi sembra di vedere e credere che questa gente sia effettivamente nella stessa situazione di Don Chischotte, prendendo per vere e normali cose che vere e normali non sono e non possono essere, portando all’estremo condizioni di normalità fino a creare uno casus belli, uno sfilacciamento di rapporti e di fiducia reciproca.

Ma non me ne chiedo più il perché, provo come sempre a mettere dei tamponi, a cercare di raddrizzare la baracca, di rimettere la barca sulla giusta rotta, ma ogni volta di più mi devo convincere che sono tentativi inutili, perché Don Chischotte non è uno, ma son tanti e tutti bravi a lottare contro mostri rari e casi umani, il tutto per non imparar definitivamente a lottare contro se stessi, per non riuscire a gestirsi, a darsi un freno o la giusta accelerata, sempre pronti a giustificare i propri atteggiamenti deleteri in primis con colpe d’altri oppure con teorie inverosimili o scelte freudianamente psichedeliche.

Il problema è che il mondo è popolato di Don Chischotte, la verità è che dentro di noi c’è questo seme di superomismo latente, che spesso e volentieri questa categoria di persone tende ad esaltarsi ed abbattersi per un nonnulla, creando fuochi d’artificio o cortei funebri in un solo attimo, per poi fare finta di niente e sorvolare sull’accaduto.

Non mi abituerò mai, non vorrò abituarmi mai, anche io lotto contro i mulini a vento, ma la prima e vera battaglia è sempre contro me stesso, pur sapendo che non vincerò mai.

March 17

Da qui in poi ...

Pronti, partenza, via ...
da oggi si ricomincia qui ...
ho riportato qualche intervento da FB,
ho copiato quello che avevo lasciato su Anime alla Deriva,
ed ora riparto da qui ... perchè questa è casa mia ...
 
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